Home > Interviste > Sodom: Il mondo di Tom

Sodom: Il mondo di Tom

Thomas “Angelripper” Such vive ancora a Gelsenkirchen, la città vicino alla quale nacque e dove nel 1982 fondò i Sodom, istituzione del thrash metal di marca europea. Il nuovo disco è da poco sul mercato e si intitola “Epitome Of Torture”: ecco dunque l’occasione per fare due chiacchiere col cantante e bassista che, tra le altre cose, distingue con decisione tra temi sociali – affrontati in musica – e politica, con cui invece non ha nulla a che fare.

Ciao Tom. Ci sono state canzoni più facili e più difficili da preparare per “Epitome Of Torture”?
Sì, ci sono un paio di tracce più lente, più facili da suonare, come “Tracing The Victim” e “Into The Skies Of War”. Penso che la combinazione tra queste canzone e altre molto dure sia ciò che rende l’album emozionante, senza dire che ci sono assoli molto melodici affiancati a parti veramente robuste. È una cosa che abbiamo sempre fatto, ma per me ha anche qualcosa di nuovo, per via del nuovo batterista. Bobby ha lasciato e Makka mi ha chiesto di scrivere canzoni più aggressive, veloci e che aggiungessero nuovi elementi, come “Stigmatized” e “My Final Bullet”. Per ora siamo soddisfatti sia delle recensioni sia delle vendite del disco.

Erano passati quasi tre anni da “In War And Pieces”…
Penso che i Sodom siano una band che potrebbe pubblicare un album all’anno. Dobbiamo però stare dietro all’attività live e non riusciamo a stare in studio per tutto il tempo che vorremmo. Noi non prepariamo le nostre parti separatamente, per poi scambiarcele attraverso file mp3, dobbiamo andare in studio. Altrimenti non c’è l’ispirazione, non c’è la birra e non si può cominciare con una jam session. Da questo punto di vista è come se fossimo rimasti negli anni ’80, è una specie di fuga dall’esterno. A volte è sufficiente un solo giro in studio per registrare due canzoni, altre volte ne servono di più.

Il nuovo batterista, Makka, ha contribuito al songwriting?
Parecchio e fin dall’inizio. È stata una cosa molto importante per lui, che è un fan del metal ed è nella scena sin dagli anni ’80. Sapeva cosa c’era da fare e mi ha chiesto canzoni più veloci e pesanti, mi ha detto come gestire le parti di batteria. È stata una soddisfazione, perché quando cacci un batterista o e lui ad andarsene, si è costretti a ricominciare dal principio, ma con Makka le nuove registrazioni sono potute iniziare subito. Non ho dubbi che i fan saranno felici di lui proprio come lo sono io. Makka è una testa dura e non vuole essere un buon batterista, vuole essere il migliore batterista tedesco.

La guerra domina i testi dei Sodom. Come ti rapporti con questa tematica?
Non c’è solo la guerra, ci sono molte delle cose brutte che accadono nel mondo. Penso a canzoni come “Waterboarding” e “Tracing The Victim”, tutta la vita è fonte di ispirazione. Sono spaventato da quello che succederà alla nostra carriera, a quello che succederà al mondo, a tutto quanto. Non so che accadrà nei prossimi vent’anni, la guerra è una minaccia costante e il fanatismo religioso è uno dei fattori principali che creeranno problemi, senza contare la crisi economica. Sono queste cose a cui penso sempre e che talvolta mi svegliano la notte, incubi in cui sogno di essere in guerra. Così inizio a scrivere il testo di una canzone. Penso che noi non possiamo cambiare nulla, non siamo una forza politica. Ma i Sodom sono una band thrash e devono scrivere di questi argomenti, che sono inerenti la realtà, non voglio scrivere testi come quelli dei Manowar.

Bisogna essere arrabbiati per suonare thrash metal con lo stile dei Sodom?
Certamente. Il thrash metal non è un tipo di musica normale, è lo stile di vita per cui puoi fare tutto quello che vuoi e per questo mi piace. Sono stato ispirato da Venom e Discharge, penso che l’heavy metal debba essere rivoluzionario nel senso della maggiore pesantezza. Essere arrabbiati per questo è necessario e nel nuovo album si possono indicare brani come “Stigmatized” e “Katjuscha”, in cui la parte vocale è molto aggressiva. Questa è la mia musica, la faccio da trent’anni e non voglio cambiarla, è per noi stessi e per i fan e basta.

Gli ultimi dischi suonano freschi e potenti, anche grazie a tecniche di produzione moderne. Pensate di usare queste tecnologie per ripubblicare qualche vecchio lavoro?
No. In realtà, più che alla produzione, questa sensazione si deve alla registrazione in digitale. Avevo spiegato a Waldemar (Sorychta, il produttore ndr) che volevo assoli più intensi, batteria più potente e anche bassi più forti. Non voglio che i Sodom suonino come qualche altra band, troppi gruppi suonano tutti uguali, come se fossero una cosa sola. Per queste serve mantenere le proprie vecchie sonorità e penso che sia un aspetto riconoscibile anche nei vecchi dischi, anche se erano suonati da altri chitarristi.
Niente high tech e produzioni tirate a lucido per noi, abbiamo bisogno dello “sporco” per le registrazioni e se bisogna spendere i soldi devono essere per un produttore bravo, non per studi all’avanguardia. Anche quando suoniamo dal vivo c’è una sola chitarra, occorre quindi rendere il basso più potente. Avevo detto a Waldemar di ascoltare il materiale dei Venom per farsi un’idea. Certo è diverso rispetto a quando si mettevano i microfoni accanto agli amplificatori e solo allora cominciava la registrazione. Sono contento perché il disco suona molto grezzo, in stile Sodom.
[PAGEBREAK] È tuo il disegno del logo a rasoio della band?
Sì, l’avevo disegnato nel 1982, a 19 anni, per il demo “Witching Metal”. Non è poi rimasto identico, è stato rinnovato di album in album, ma non c’è dubbio che il nostro marchio di fabbrica sia sempre quello.

Qual è stato il periodo più difficile della vostra carriera?
Quando eravamo agli inizi mai avremmo pensato di rimanere nella musica per i successivi trent’anni, stando in studio a fare casino e bere birra. Invece a partire da “Persecution Mania” abbiamo avuto successo e “Agent Orange” è il più venduto dei nostri dischi. Anche gli anni ’90 sono stati difficili e un sacco di gruppi metal hanno mollato oppure cambiato sonorità. Noi questo non l’abbiamo mai fatto, abbiamo anzi pubblicato il nostro disco più potente in assoluto, “Get What You Deserve”. La musica l’abbiamo sempre fatta per noi e per i fan, cambiare per sperare in maggiori guadagni era impensabile. Non capisco proprio quando qualcuno parla di revival del thrash metal riferito a noi. Ieri ho letto una recensione che scriveva “i Sodom sono tornati”: ma quando mai ce n’eravamo andati?

Hai notato che, da più parti, la Germania viene oggi dipinta come il paese egemone d’Europa?
Posso assicurare che anche in Germania ci sono un sacco di problemi di tipo economico. So che il paese ha speso molti soldi per la Grecia e per la Spagna, ma abbiamo pure noi i nostri problemi e sono spuntati un sacco di extra da pagare a destra e a sinistra. È un nodo dell’Unione europea: penso che in origine fosse un progetto che potesse funzionare, chi poteva immaginare a come sarebbe poi finita la Grecia? La politica non riesce a gestire la situazione e a mostrare la via d’uscita. Io non faccio politica attiva, ma mi sembra che tutti stiano cercando di tenersi stretto ciò che hanno, che sia la famiglia o i pochi soldi, sempre con maggiore fatica. Di mio ho un buon lavoro, anche se non sarò mai ricco.

Non manca molto al cosiddetto “Big Teutonic 4″. Puoi anticipare se ci saranno collaborazioni sul palco con i musicisti di Destruction, Kreator e Tankard?
Non penso che i Kreator siano molto interessati a fare il tour. Ho parlato a Schmier dei Destruction ed è d’accordo, proprio come Gerre dei Tankard. La mia idea è che si possano fare un paio di spettacoli, magari tra natale e capodanno, quando la gente è in vacanza e ha qualche soldo per comprare il biglietto. Non so perché, ma i Kreator non sono molto dell’idea. Loro hanno avuto successo e molta gente va ai loro concerti. Portare queste band sullo stesso palco sarebbe però un operazione per i fan, per questo mi sto battendo. Al Beastival faremo qualche jam insieme, perché no, ma preparare un tour sarà complicato. Non possiamo fare a meno dei Kreator, è anche una questione di business.

Un tour dei soli Sodom allora?
No, bisogna essere prudenti, ci sono adesso molte band in giro per la Germania e in Europa. Abbiamo in programma più o meno un concerto ogni fine settimana e comparsate in molti festival, anche in Messico e America del sud, forse pure negli Stati Uniti. A causa di questi spostamenti non c’è un tour pianificato. Il mio obiettivo sarebbe il tour dei “Teutonic 4″

Scroll To Top