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Soilwork: L’importanza di gurdare avanti

Björn “Speed” Strid è il frontman della band svedese dei Soilwork e uno dei registi della progressiva evoluzione delle sonorità del gruppo, dal death metal melodico svedese a qualcosa di più ammiccante e moderno. LoudVision lo raggiunge in quel di Helsingborg per parlare del nuovo doppio disco, “The Living Infinite”, e di qualche altra cosa concernete la salute della band nell’anno 2013.

Ciao Speed e benvenuto su LV. Sei un po’ stanco per le interviste di questi giorni?
Ciao. Per fortuna, gran parte delle interviste le ho esaurite settimana scorsa.

Nel disco precedente era grande il contributo del chitarrista Peter Wichers. Chi si è occupato principalmente della musica stavolta?
Tutti membri della band hanno dato il loro contributo al disco, sia per le musiche che per i testi, cosa che penso si senta a livello di bilanciamento. Io personalmente ho scritto sette canzoni, David Andersson – il sostituto di Wichers – otto, Dirk una, Sven due e pure Sylvain. Abbiamo lavorato veloce ed è stato uno sforzo collettivo.

“The Living Infinite” è un lavoro massiccio: 20 tracce e 88 minuti di musica. Da dove è venuto fuori tutto questo materiale?
È stato il flusso dell’ispirazione. Io avevo quell’idea di fare un doppio disco e l’avevo sottoposta alla band nel 2011, in occasione dei festival estivi, e la proposta era piaciuta molto. Chiaramente bisognava vedere cosa sarebbe venuto fuori, ma non ci è voluto molto per capire che le cose si erano avviate per il meglio. Il flusso delle idee era incredibile, tutti nella band stavano scrivendo e pure velocemente. Il risultato è un disco vario e interessante, che poi è quello che è necessario in un doppio album, certo non due volte una cosa tipo “Figure Number Five”.

Qual è il singolo elemento del disco che ti emoziona di più?
Sicuramente la malinconia e una specie di umore scandinavo. Intendo dire le melodie, in linea con quelle dei primi tre album, che poi si erano perse da qualche parte. Erano elementi che mancavano e li abbiamo recuperati.

È stato necessario molto tempo per scrivere i pezzi?
Otto mesi in totale, il che lo considererei abbastanza poco per tutti quei pezzi.

Una parte del tour per “The Panic Broadcast” era stata cancellata a causa dei problemi personali di Wichers. Il pubblico può oggi contare su una line-up affidabile?
Assolutamente! Adesso abbiamo David che è parecchio appassionato di tour e le “vibrazioni” all’interno della band sono fantastiche. Con Peter avevamo capito da tempo che non si sentiva bene e che non voleva stare lontano dalla famiglia. La band ne era stata influenzata negativamente. Adesso le cose sono cambiate, tutti hanno la stessa considerazione dell’andare in tour.

Di che canzoni in particolare si è occupato David?
David è il nostro chitarrista per le session sin dal 2006 ed è venuto con noi per due tour in Nord America, in Giappone e in Australia. È a suo agio con la band e col nostro sound, è un nostro fan. L’inserimento effettivo nella band è stato un processo naturale per lui.

Sarà complicato scegliere la manciata di nuove tracce da suonare dal vivo, considerando il monte di 20 brani?
Sarà difficile scegliere. A cominciare dal fatto che, essendo il nostro nono album, è necessario prendere qualche estratto da tutti quanti. A marzo cominciamo il tour nordamericano e la gente non conoscerà ancora bene le nuove canzoni. Senz’altro suoneremo i due brani che sono già i circolazione (“Spectrum Of Eternity” e “This Momentary Bliss”), ma sarà dura individuare due o tre altre canzoni.

Il disco presenta un’altra cover interessante. Le copertine dei dischi sono importanti per i Soilwork?
In questo disco la cover è più importante che mai: serve a stabilire una sorta di connessione perché il tema del lavoro è molto astratto, si tratta della questione esistenziale. È una sfortuna che le persone scarichino le canzoni tanto massicciamente – sia attraverso il download legale che quello illegale –, in quanto il disegno di copertina e il libretto così vanno perduti. Ma sono parte integrante di un disco.

L’esperienza del tuo progetto post-rock “The Night Flight Orchestra” ha contribuito anche al tuo approccio ai Soilwork?
Sì, perlomeno dal punto di vista che David suona con me in quella band. Abbiamo registrato il disco nel gennaio 2012 ed è stato intrigante fare musica diversa dal solito. Accresce l’ispirazione e mi rende più a mio agio col canto.

Per ora si possono ascoltare due singoli in rete, ma avete intenzione di girare dei video?
Dovendo a breve partire per il tour, l’unico video che possiamo girare è un tour video e lo faremo. C’è poi in programma anche un video animato e il relativo making of.

I Soilwork hanno pubblicato nove dischi e neppure un cd o dvd live. Eppure collaborate con una major come la Nuclear Blast. Vorresti spiegare questa particolarità?
In effetti è ridicolo non aver prodotto neppure un live in tutti questi anni. Ma col nuovo disco penso che ogni cosa sia al suo posto e che sia il momento giusto. Sarebbe anche interessante suonare per intero il doppio album per un secondo disco del dvd. È un grosso obiettivo per la band ed è parte integrante dei nostri progetti.

Da tempo non ci sono novità dagli italiani Disarmonia Mundi, una band con la quale hai sempre collaborato. Ne sai qualcosa?
Sì. Ho ricevuto di recente una mail da Ettore (Rigotti, ndr) e riguarda il nuovo disco. Mi ha chiesto di prenderne parte e per me è ok. Considero i membri di questa grande band dei buoni amici.

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