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Il dramma, invece, è vivo e vegeto

Le preoccupazioni con cui ci aveva lasciati “Figure Number Five” riemergono e trovano pianta stabile in “Stabbing The Drama”. La bacchetta magica del combo svedese è giunta al sesto capitolo della fortunata carriera decisamente scarica, impregnata di sonorità pesanti da digerire e invischiata in quella stessa corrente a cui ha contribuito a dare vita. Il suone svedese di tendenza che tanto ha dominato finora in questi anni 2000 si è tramutato in una creatura che prende forma dalla durezza dell’hardcore e dalla modernità del nu metal, annaffiando il tutto con l’immancabile e inconfondibile dose di melodia scandinava in grado di far inorridire tanti quanti ne è capace di attrarre.
In questo caso purtroppo il suo compito caratteristico fallisce in pieno, svelando da una parte il suo lato prettamente ruffiano in tutto il suo più inutile splendore e non riuscendo, dall’altra, a conquistare così come aveva fatto in passato. Della stessa inefficacia si può parlare per la durezza di alcuni riff o le vocals sempre più rabbiose di Speed Strid, che non sono comunque in grado di colpire qualcuno oltre a coloro che giungono freschi e impressionabili a contatto con le nuove tendenze del metallo contemporaneo.
A loro beneficio ci sentiamo di sottolineare come “Stabbing The Drama” sia un album che ha davvero poco di nuovo da dire, perfino a confronto con la nuova marmaglia di cui dovrebbe rappresentare il leader; niente più che una raccolta di pezzi i cui unici spunti positivi risiedono in un passato fin troppo sfruttato, sul quale viene giocata la parte di un cattivo davvero poco credibile.

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