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Il Solito Dandy: “Vorrei trovare Barbara D’Urso sotto l’albero di Natale”

Fabrizio Longobardi – in arte Il Solito Dandy – classe 1993, si presenta alle scene nazionali questo novembre, con la pubblicazione del suo disco di esordio “Buona Felicità”, non senza aver già fatto parlare di sè con il lancio di due singoli “Bisturi” ed “Owen Wilson”. Un cantautore torinese che insegue il filone del dream pop, un po’ nostalgico e a tratti malinconico che riescono a descrivere un amore che lascia il segno, dagli albori al suo tramonto. Sono 10 tracce in cui ognuno di noi riesce a riconoscersi, perchè se l’amore è soggettivo, i sentimenti che seguono la fine delle relazioni sono spesso uguali.
Scambiamo quattro chiacchiere con Fabrizio, il ventiquattrenne biondino, fascinoso e romantico, che delle sue sventure amorose ha fatto un brand.

Ciao Fabrizio, benvenuto su LoudVision. A Novembre è uscito il tuo disco di esordio “Buona Felicità”, una autoanalisi di chi raccoglie i propri cocci dopo la fine di una storia. Raccontaci un po’ l’album dal tuo punto di vista.
Ciao Fabiana, grazie a te per l’opportunità. L’album è un riepilogo di una storia per me molto importante vissuta al massimo, è un collage di una serie di istantanee che raccolgono i vari step di questa storia, dalla prima citofonata sotto al suo palazzo, alle attese alla finestra prima di un invito a cena, di serate insieme e di cocktail  in  discoteca. È come se guardassi questo storia sfogliando un album di fotografie. Una cosa voglio che sia chiara, perchè spesso si tende a fraintendere, non sono canzoni che ho scritto solo da “mollato”, sono canzoni che parlano dell’amore anche quando lo sto vivendo, i brani Milena e Vittorio Emanuele descrivono proprio questo.

Ascoltando l’album ho avuto la sensazione che fosse, in fondo, un concept album di canzoni disposte in maniera non cronologica. E’ una cantonata la mia o davvero, alla fine, è così?
Alla fine suona davvero così,  brava (ndr: ride). Io adoro i concept album anni ’70 e’80, in assoluto “Questo Piccolo Grande Amore” di Baglioni è il concept mito per me. Ho scritto queste canzoni, ho notato che avevano un filo conduttore che era proprio questa storia e quindi  inconsciamente ho creato un concept. A questo punto toccava palesarlo ma ho preferito dare un ordine non cronologico ai brani perchè – anzichè recitare le varie puntate della mia storia – preferivo che l’ordine riflettesse più un quadro in cui gli ascoltatori potessero riconoscersi piuttosto che didascalico.

“Bisturi” il primo estratto del disco è uscito a maggio, un brano ballabile che racconta di cocktail, feste anni ’90, che poteva presentarsi come tormentone estivo, se non fosse per quel “ti penso” ossessivo sullo sfondo. Un dream-pop malinconico?
Mmmh Sì. Un dream-pop da discoteca per la precisione, ballabile a fine serata. Bisturi ha un sound allegro e movimentato nonostante il testo profondo e malinconico. Questo disco per intero è molto più nostalgico che malinconico, suona come l’ultimo giorno delle vacanze al mare quando ti assale quella nostalgia ma sai che si chiude una parentesi che ti lascia tante cose per cui gioire nel cuore. È un disco agrodolce, anche se l’agrodolce poi in fondo non a tutti piace.

Nella mia biografia amo definirmi “esperta di drammi sentimentali e sceneggiatrice su whatsapp”. Mi piacerebbe iniziare con te una sorta di terapia di gruppo su questo malessere affettivo (o disaffettivo) che coinvolge l’intera nostra generazione.  Da cosa pensi dipenda questa instabilità dilagante?
In realtà è proprio cambiata la situazione in toto, è cambiato il mondo, la società, i social ci hanno resi molto veloci, la generazione del mordi e fuggi. Rispetto ai nostri nonni io vedo la necessità del ritorno nelle balere a ballare un lento e usare questa scusa per far conoscenza e comunicare. Adesso i social hanno cambiato tutto soprattutto nella comunicazione, basta un like fuori posto per mettere in discussione le  situazioni. Forse siamo spaventati dall’innamoramento, siamo così abituati alle situazioni “da serata” che quando troviamo una  persona non “usa e getta” restiamo particolarmente attoniti. Io poi sono un romantico, e quì a Torino nella mia cerchia di amici musicisti mi rendo conto che lo siamo in molti, ci incontri il venerdì e  il sabato e ci prendi per scanzonati e clubbari, mentre in altre serate ci ritroviamo tutti allo stesso bar a discutere di sventure amorose.

E delle “sceneggiature da whatsapp” cosa pensi, credi che non siamo più capaci di affrontare le chiusure dal vivo o ci manca il coraggio di prenderci le nostre responsabilità?
A me personalmente non è mai capitato di chiudere una storia con i social, sono una persona molto diretta, ma forse devo riconoscere che viviamo in una realtà in cui forse non si usa nemmeno farlo più, nè dal vivo nè via whatsapp. Questo uso dei social non mi piace, ma  bisogna riconoscere la loro utilità, hanno sostituito in maniera molto più veloce rispetto ad un tempo, l’uso delle lettere. Tu puoi scrivere i papiri in un whatsapp, puoi mettere  nero su bianco interi stati d’animo magari la notte,  al rientro un po’ brillo,puoi ringraziare una persona per i momenti di condivisione e farlo senza limiti di caratteri. Questo aspetto dei social mi piace molto.

Aspetta, hai lanciato una bomba e stai tentando di cambiare argomento. Hai ammesso che siamo una generazione che non sa dire “basta”, nè di persona nè via social….
Aja. Si l’ho detto e lo ribadisco, siamo quelli delle porticine sempre aperte. Preferiamo lasciare le situazioni in stand- by piuttosto che prenderci la responsabilità di una chiusura. Poi succede una cosa paradossale, incontriamo per strada l’altra persona, quella messa in stand- by, e ci aspettiamo che da quel momento in poi questa sia tacitamente d’accordo a riprendere quel discorso lasciato in sospeso.

Quale brano di questo album ti emoziona di più cantare e perchè?
Questa è cattiva però. Penso “Dentifricio per cuori sensibili”, mi sono anche seduto in questo momento per parlarti di questo brano, pensa la serietà del discorso. Questa canzone credo sia la chiave per capire l’album, è uninno per cui metti nero su bianco la  dedica dell’album ed il messaggio di “Buona Felicità”. Le storie possono finire e finiscono, l’importante è conservare sempre belli saldi i bei momenti che queste ci hanno regalato.

Ritornando ai disagi della nostra generazione, io spesso a questo punto chiedo ai “giovanissimi” dove si vedono fra dieci anni e agli “adulti” se, guardandosi indietro di dieci anni, si trovano nel punto in cui si erano prefissati di essere. Scegli tu a quale categoria vuoi appartenere e rispondi alla domanda che ti avrei fatto in quel caso.
Mi metto nei giovanissimi ma solo perchè se provo a guardarmi indietro di dieci anni mi ritrovo quattordicenne (ndr: ridiamo). Fra dieci anni non so dove sarò, è una domanda che mi lascia sempre stordito, sicuramente starò suonando perchè su questo sono molto ambizioso e determinato. Probabilmente starò ancora alla ricerca dell’amore, se non l’avrò ancora trovato, ma comunque canterò di esso. La questione è che cambiano così tante cose già in un solo anno, pensa come è difficile ragionare in prospettiva quando gli anni diventano dieci.

Sei un artista a tutto tondo, dato che oltre ai testi scrivi anche gli arrangiamenti e sei il regista dei video. Quale direzione vuoi dare al tuo futuro?
Io sono un maniaco del controllo, tutto quello che faccio devo farlo di testa mia. Sono un grande sognatore circondato da grandi tecnici, questa è la verità. Il discorso è che se una roba l’ho immaginata io, devo metterci io le mani per cercare di renderla quanto più verosimile possibile rispetto al mio immaginario, ma di questa mia centralità me ne assumo sempre le responsabilità.

Era Natale quando la tua ex ti ha regalato due biglietti per un concerto ed una soluzione Shultz con un biglietto che recitava un monito: “così diventi biondo come Owen Wilson”. Natale è di nuovo alle porte, cosa vorresti trovare come nuova fonte di ispirazione artistica sotto l’albero?
L’amore è banale, anche se per la mia arte è sempre la chiave di tutto. Posso lanciare un appello a una persona che vorrei trovare sotto al mio albero? Vorrei Barbara D’Urso.  In questa società falsa e piena di apparenza almeno lei sai che è così, che sta facendo gossip. È Barbara D’Urso il regalo che vorrei per Natale.

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