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Solo in Italia

Non poteva non svolgersi a Roma l’anteprima mondiale di “To Rome With Love“, il nuovo film di Woody Allen ambientato tra le vie della favolosa Città Eterna. Per l’occasione abbiamo incontrato il regista americano e il cast stellare del film: tra i tanti Roberto Benigni, Penélope Cruz e Jesse Eisenberg.

“To Rome With Love” è un omaggio a Roma e in particolar modo alla commedia italiana degli anni 50 e 60. Cascano all’occhio citazioni felliniane, in particolar modo mi riferisco a “Lo Sceicco Bianco”. È tutto voluto?
Allen: Sono un grande ammiratore del cinema italiano di quegli anni, sono cresciuto con quei film e sicuramente ho assorbito molto da quei grandi cineasti. Però non inserito alcun richiamo all’interno della pellicola, se c’è qualche citazione è certamente non voluta o forse inconscia. D’altronde qualunque regista della mia età e con la mia formazione non può non essere stato influenzato da Fellini, De Sica…

Che immagine ha voluto dare del Bel Paese?
Allen: Tutti gli americani che sono stati in Italia nutrono un affetto speciale per questo paese. In parte, secondo me, è dovuto al fatto che l’Italia, e in particolare Roma, è il luogo dove più si avverte lo stacco di paesaggio, clima e cultura dal nuovo continente. È forse il paese più esotico, se volete consentirmi il termine, per un americano quando arriva in Europa. Senza contare poi che l’Italia, proprio come la Francia e Parigi, è un paese dove ci si gode la vita.

In realtà però vedendo il film oltre all’immagine del Bel Paese si evince un’Italia superficiale fatta di escort, giornalisti che parlano del niente, insomma l’Italia berlusconiana degli ultimi quindici anni.
Allen: Purtroppo non conosco molto l’Italia dal punto di vista culturale e politico, ho voluto dare solo la mia personalissima impressione su questo paese ai fini di un film d’intrattenimento, nulla più.

Quindi non condivide la lettura del film come specchio dei nostri ultimi tempi, una sorta di “Il Dittatore Dello Stato Libero Di Bananas”?
Allen: No, se ci sono dei richiami politici all’Italia odierna è solo un caso.

Benigni: Beh considerando il personaggio che interpreto, il tipico uomo medio che senza un apparente motivo diventa ricco e famoso, una sorta di Renzo Bossi (ride), io lo vedo questo richiamo. Certo più che con “Il Dittatore Dello Stato Libero Di Bananas”, lo vedo con “Criminali Da Strapazzo” o “Prendi I Soldi E Scappa”. Senza “e scappa” però, questi rimangono qui purtroppo!

Roberto, il personaggio che interpreti ha un rapporto conflittuale con la celebrità: qual è il tuo rapporto con la fama?
Benigni: Prima di rispondere vorrei esternare tutta la mia gioia per aver lavorato con un grande regista come Woody Allen. Quando mi è stato consegnato il copione era tutto top secret, mi hanno detto “Leggi il copione in dieci minuti e riconsegnacelo”. Neanche sapevo chi era il regista, quando sono arrivato sul set mi son detto “Toh, Woody Allen, che bello!” (ride)
Comunque, tornando seri: oggi viviamo in una società dove tutti vogliono diventare famosi, il motivo per cui si diventa famosi è secondario. L’episodio del film in cui recito parla proprio di questo, e lo fa con il caratteristico mix tra fantasia e realtà di Woody Allen. Mix che si è riproposto poi nella vita reale, mentre giravamo il film qui a Roma eravamo tutti assediati dai paparazzi, proprio come il personaggio che interpreto. Mi ricordo che mentre giravamo tra le vie del centro è passata un’ambulanza a sirene spiegate che appena mi ha visto ha inchiodato, sono scesi gli infermieri e hanno voluto farsi assolutamente una foto con me, mi hanno detto in dialetto romanesco “A’ Benigni, mortaccitua, mo andiamo a prende er malato!“. Woody Allen è rimasto affascinato da questo episodio, “Only in Italy” ha detto, e a pensarci bene “Only in Italy” poteva essere un titolo molto azzeccato per il film.
[PAGEBREAK] Penélope e Jesse, com’è stato lavorare con Woody Allen?
Cruz: È stata una bellissima esperienza, Woody ha una grande personalità e una grande intelligenza, adoro stare vicina a lui, cerco d’imparare il più possibile. Woody Allen è uno dei miei registi preferiti di tutti i tempi.

Eisenberg: Condivido ciò che ha detto Penélope. È stato un onore lavorare con Woody Allen, è uno dei più grandi registi e intrattenitori del nostro secolo, ha una grande esperienza e riesce benissimo a capire gli attori.

Allen, ormai viaggia a una media di un film all’anno. Fare film è per lei una necessità artistica o una terapia psicoanalitica?
Allen: Fare film è fondamentalmente una distrazione per me. Quando dirigo un film non penso ai problemi e alle difficoltà della vita. E poi è un’occasione per lavorare con grandi attori e professionisti.

Se non sbaglio aveva dichiarato che non avrebbe più recitato nei suoi film ma in “To Rome With Love” ritorna ad essere uno dei protagonisti.
Allen: In realtà non ho mai dichiarato di non voler più recitare, quando trovo una parte adatta a me sono contento di interpretarla.

Fino a dieci anni fa non pensavamo possibile un film di Woody Allen fuori da Manhattan, poi ci sono state Londra, Barcellona, Parigi, Roma e forse, a quanto si mormora, Copenaghen nel prossimo film. Come sceglie le città protagoniste delle sue pellicole?
Allen: Intanto vorrei smentire i rumors su Copenaghen. Non so come sia uscita questa storia ma è un mito totalmente inventato dalla stampa. Non ho mai pensato di girare un film là e oltretutto a Copenaghen non conosco nessuno. Per quanto riguarda le città che scelgo credo che tutte, Barcellona, Roma, Londra e Parigi, abbiano lo stesso spirito di New York, la stessa anima. Non potrei mai fare film in altri luoghi, come un deserto per esempio. Queste città in quanto metropoli hanno un’estetica diversa ma la stessa energia, ed è facile quindi trovare storie da raccontare. Il mio prossimo film infatti sarà girato tra San Francisco e la cara e vecchia New York.

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