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Solo in scena

Ci voleva un artista come The Niro per certificare una volta di più la bontà degli appuntamenti di “Indi(e)avolato Nights” organizzati dall’agenzia astigiana Libellula Music. Il secondo concerto dell’edizione 2009 porta questa sera al Diavolo Rosso due artisti diversi ma a loro modo vicini, se non altro per la formula adottata sul palco: set acustico ed essenziale.

Ad aprire la serata è l’astigiana Elisa Casile. Sale sul palco nella sua semplicità, sola, concentrata sulle canzoni, che esegue al pianoforte con una sicurezza e una maturità vocale ormai pienamente raggiunte. Nella mezz’ora abbondante a sua disposizione presenta i brani “La Stanza Di Seta”, “Come Fuliggine”, “Chiedi A Cupido” e “Frammento”. Solo in seguito si aggiunge la chitarra acustica di Andrea Anania, che la accompagna negli ultimi episodi della scaletta: “Sento La Distanza”, “Pensiero Costante” e “Colpiscimi”. C’è spazio anche per l’inedito “Orchidee”, anticipazione del debut-album di imminente uscita, che conterrà dieci tracce e avrà alle spalle l’etichetta locale Ondesferiche.

Lasciato il palco tra gli applausi e i complimenti di un pubblico attento e numeroso, la scena è tutta per il cantautore romano Davide Combusti, in arte The Niro. Anche per lui il leitmotiv è essenzialità. In una scena spoglia si presenta alla platea voce e chitarra, supportato solo da un Vox AC30 che amplifica i suoni crudi della sua sei corde. Il Diavolo Rosso è ormai pieno e l’attesa palpabile. The Niro ci mette poco ad ingraziarsi gli astanti, esordendo con un trittico di grande intensità: “Nightwaltz”, “London Theatre” e “Stop It”, brani dal sapore agrodolce e dalle linee melodiche sofisticate. Al quarto brano si torna al già sentito, con “Mistake”, “Josée” e “About Love And Indifference”.

La voce, sulla scia delle grandi ugole americane Elliot Smith e Tim Buckley, è penetrante, ricca di armoniche e registri differenti, ma colpisce anche la tecnica strumentale fatta di arpeggi e ritmiche incalzanti, sincopate e funzionali, su cui The Niro propone altri tre capitoli profondi come la celebre “Liar”, “Hollywood” e “On Our Hill”. Tutto in inglese, come consuetudine. Una modalità espressiva che non inficia minimamente l’intensità delle sue composizioni, implementandone anzi la forza comunicativa.
Dopo un’ispirata versione di “Summertime” (Janis Joplin), chiude tra applausi copiosi con “When Your Father”, “So Different” e gli encore “Heartache” e “I Wonder”.

Nightwaltz
London Theatre
Stop It
Mistake
Josée
He’s A Prey
All About Love And Indifference
Liar
Hollywood
On Our Hill
Summertime
In My Memory
Monologue
Circle
When Your Father
So Different
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Heartache
I Wonder

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