Home > Recensioni > Sonata Arctica: Reckonig Night

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Un album privo di un disegno unitario

Forti di un nuovo contratto con la tedesca Nuclear Blast, e puntuali come un orologio, tornano dopo quasi un anno i padroni ormai indiscussi del power, con il quarto full length. La maggiore sorpresa è stata l’uscita di “Reckoning Night” quando ancora non tutti i lettori cd avevano finito di digerire il precedente album. Come è possibile tanta creatività in cinque ragazzi, ci si chiede, se non pensando che tutto era già scritto nelle loro menti e nelle loro mani, fin qualche anno prima, e che si è provveduto a dilazionarlo nel tempo?
“Reckoning Night” è la risposta a quel pubblico che aveva visto in “Winterheart’s Guild” un affievolimento. Torna dunque la ruvidezza di “Ecliptica”, il cielo si terge delle precedenti lacrime, spazza via ogni nuvola e ricompare un suono più solare ed epico. Viene abbandonata la sperimentazione ed il tecnicismo; l’architettura complessiva è decisamente più semplice e, forse proprio per questo, la musica stanca molto prima del tempo necessario perché si possa parlare di un nuovo capolavoro della band.
Il disco non appare frutto di un lavoro omogeneo, ricoperto da un’uniforme atmosfera (come invece era avvenuto per i due precedenti lavori) e piuttosto sembra sparare delle canzoni qua e là, come proiettili senza direzione. A volte si sforza di superare il mero scopo del riempimento dei 50 minuti: tanto è evidente nei prolungati intro e soprattutto nella title track, un episodio totalmente inutile nell’armonia del disco. Mancano canzoni di particolare incisività (se si esclude “Don’t Say A Word”) e la componente emotiva e fievole sembra essere stata accantonata. Non c’è posto più per nessuna ballata. Eppure la capacità melodica e tecnica del gruppo non può essere messa in discussione neanche in questo nuovo capitolo.
L’epilogo del disco, di otto minuti decisamente eccessivi, si sforza di ricalcare il finale di “Silence”, riproponendo una suite corale, riflessiva, riassuntiva dell’album.
Forse era meglio attendere un po’ di più per un lavoro più curato?

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