Home > Recensioni > Sonata Arctica: Successor

L’unico EP che convenga acquistare

Formula vincente non si cambia. Per mostrare che è tutto oro quel che luccica e che la band è alla pari di quelle più affermate, dopo neanche un anno da “Ecliptica” esce l’ EP in commento, caratterizzato soprattutto per le due ambiziose cover racchiuse. È intanto questa una caratteristica che accompagnerà sempre i Sonata Arctica: far seguire ad ogni full length, un EP con inediti, cover e live.
Per l’apertura viene prescelta una versione di “Full Moon” più breve rispetto a quella contenuta nel debut album. Si prosegue con “Still Loving You”, classica ballata degli Scorpions, proposta in perfetto stile Sonata Arctica: lento l’inizio, impennata del ritmo in crescendo con esplosione centrale, controcanti e variazioni sul tema. Ottimo esperimento, in cui la voce di Kakko riesce ad emulare alla perfezione l’originale! Meno riuscito è invece il secondo tentativo, in cui il gruppo pretende di dare un volto nuovo ad una già perfetta “I Want Out” degli inventori del power, Helloween; forse qui è proprio la voce, troppo limpida e carezzevole, ad essere carente di quel piglio che rende unica la versione di Kiske.
Segue l’inedito “San Sebastian”, un brano speed-power che verrà riproposto, con alcune variazioni, nel successivo lavoro, “Silence”, e di cui sarà un cavallo di battaglia. Quindi è il turno di “Shy”, uno dei pezzi più romantici che il gruppo abbia mai composto, sia per il testo che per la chiave acustica scelta per musicare questa piccola, emozionante, poesia.
L’EP si chiude con i live di “Replica” e “My Land”, divenuti pezzi d’obbligo ai concerti, ma qui penalizzati un po’ dalla cattiva acustica e un po’ dalle stecche di Kakko.

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