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  • Sonata Arctica: The Days Of Grays

    Sonata Arctica

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Nel solco di “Unia”…

Quando uscì la raccolta “The End Of This Chapter” forse a noi non era ancora chiaro cosa davvero i Sonata Arctica intendessero dire: ossia (soc)chiudere il capitolo power alla Stratovarius e aprire un cantiere in cui il songwriting fosse lavorato, complesso e progressivo.

“The Days Of Grays” continua, infatti, lo stesso intricato percorso iniziato da “Unia”, con un ulteriore avvicinamento alle tematiche del folclore locale. Impossibile, di nuovo, tracciare il confine tra ritornelli e strofe, tema portante e variazioni. Tutto è inconfondibilmente prog!
La differenza più netta, invece, rispetto al passato, è nell’angusto spazio riservato alla nuova chitarra di Elias Viljanen, a vantaggio purtroppo di una sinfonicità elettronica, gotica e spesso ridondante. Il suono, inoltre, inspessito con un’overdose di cori e voci, riprende il classico gioco di carillion e di melodie da foreste nebbiose.

Ancora una volta, dunque, un mondo notturno di temi popolari, fatto di lupi che ululano e di un’uggiosa malinconia capace, come poche, di ricondurre le proprie note ad una specifica provenienza geografica.

“Unia” e “Silence” restano imbattuti, questo è certo. Ma la dimensione di complicazioni melodiche, prive di geometria, in cui cala ogni nuovo album degli Arctica, resta il motivo portante – e la causa giustificatrice – di tutta la loro discografia.

Ascoltare i Sonata Arctica deve essere un po’ come andare in bicicletta. Tutto sta nello spezzare il fiato e cominciare a bagnarsi di sudore. Poi, il gioco diventa schiavitù e non si vuole più scendere. Come in passato, anche con “T.D.O.G.” bisogna entrare nell’album, ascoltarlo almeno dieci volte per capirlo e, dopo, solo dopo, cominciare a goderne.
Benché siamo un gradino al di sotto del precedente “Unia”, è ancora troppo presto per parlare di affievolimento nell’ispirazione di Tony Kakko.

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