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Sonata Arctica: Tra “Sogni” e problemi

Nell’assordante baccano del backstage dell’Evolution, ci intrufoliamo in una delle poche stanze libere, dove ci attendono per una breve intervista pre-show i Sonata Arctica, arrivati, causa ritardo aereo, solo da pochissime ore. Alla chiacchierata non prenderà parte però il singer Toni Kakko, rimasto a riposo in vista dell’imminente esibizione.

Ciao ragazzi, vorrei innanzitutto dire qualcosa riguardo il vostro ultimo disco. Ciò che si nota subito è un diverso atteggiamento per quello che concerne le sonorità. L’approccio melodico sembra differire dai vostri precedenti lavori, che invece risultavano fra loro abbastanza omogenei. Si tratta di un nuovo punto di partenza?
Il lavoro che è stato svolto sul nuovo materiale ha prodotto un certo tipo di canzoni. Queste erano intrinsecamente strutturate così da necessitare sound più organico ed omogeneo che le sostenesse e che inevitabilmente differiva dal nostro sound classico. È stata una mera conseguenza artistica, senza particolari significati nascosti o sottese idee di stravolgimento.

“Ecliptica”, il vostro disco d’esordio, vi lanciò come una delle allora nuove metal sensation, da allora avete vissuto un costante processo di crescita, tanto da essere divenuti ad oggi una delle power metal band di maggior successo in assoluto. Come ha preso forma il vostro successo?
Il tempo lentamente cambia le persone, dunque anche noi siamo cambiati ed inevitabilmente la nostra musica. Si tratta in ogni caso di processi lenti di cui non si riesce ad avere una piena coscienza quando li si vive dall’interno. Abbiamo realizzato molti album e siamo andati in tour con frequenza e questo ciclo continuo ti lascia abbastanza a distanza dalla sensazione che intanto tante cose stiano mutando. Sono stati tanti piccoli impercettibili passi, di cui puoi renderti conto solo dopo un certo periodo, guardandoti indietro. In ogni caso, la nostra crescita è avvenuta spontaneamente, come il risultato di quello che stavamo facendo. Non ci siamo mai messi a tavolino a studiare la prossima mossa.

Voi, sia individualmente che come band, siete molto vicini ai Nightwish e siete andati più volte in tour con loro. Cosa potete dirmi della cacciata di Tarja Turunen dalla band. In Finlandia questo è stato un argomento particolarmente caldo.
Tutti noi conosciamo bene i Nightwish e conosciamo molto bene anche Tarja. La realtà musicale è costituita anche da questi avvenimenti. È un processo usuale, gente che viene e gente che va. Difficilmente un gruppo riesce a rimanere compatto dalla sua nascita fino al suo scioglimento. In questo caso specifico poi, già da tempo in seno ai Nightwish si stava alimentando una spaccatura tra Tarja e gli altri membri. Noi eravamo convinti che sarebbe stato solo questione di tempo, ed infatti così è stato. Non c’è poi molto altro da dire. Quando non si trova più un punto d’accordo e qualcosa si rompe, l’inevitabile conseguenza è la scissione tra le parti.

A questo riguardo, anche da voi qualcosa è cambiato. Da poco infatti avete escluso Jani Liimatainen dalla lineup, che resisteva immutata fin dal vostro primo disco. Cosa è successo fra voi per provocare questa frattura?
In Finlandia tutti devono fare o il servizio militare o il servizio civile. Tutti noi l’abbiamo fatto, mentre Jani, senza mai dirci nulla, aveva eluso gli obblighi di leva. Quando il governo finlandese lo ha richiamato per questa sua mancanza, siamo tutti rimasti sgomenti. La notizia ci ha colti impreparati in un momento in cui avevamo già pianificato una serie di date all’estero. In mancanza dell’assolvimento degli obblighi verso lo stato, infatti, in Finlandia viene ritirato il passaporto e diventa quindi impossibile oltrepassare i confini nazionali. Ci siamo molto arrabbiati con lui perché non avendoci mai accennato nulla riguardo a ciò, ci siamo trovati all’improvviso con una grossa gatta da pelare. Nonostante questo, eravamo rimasti d’accordo con lui che non appena avesse sistemato le sue questioni personali, sarebbe rientrato in gruppo. Ma Jani ha dimostrato di mancare totalmente di maturità, perdendo tempo e rendendosi più volte irreperibile alla chiamata di leva. Questo ha notevolmente allungati i tempi per i quali avremmo dovuto fare a meno di lui e nonostante le nostre continue ed assidue sollecitazioni, non ha mai dimostrato il benché minimo interesse a sanare questa spigolosa questione. A causa della sua recidivante sordità al problema, è finito per un mese in carcere. Ora, non sappiamo esattamente quale sia la situazione attuale, perché è da parecchi mesi che non abbiamo più contatti. In ogni caso, la sua esclusione dai Sonata Arctica è stato un fatto ineluttabile a cui lui stesso ci ha forzatamente spinti. Le nostre strade dunque sono ormai divise.
[PAGEBREAK] Non c’è dunque possibilità di un suo rientro?
Non crediamo proprio.

Ok, lasciamo da parte le problematiche personali e ritorniamo alla musica. In “Unia” è presente una canzone molto particolare. Mi riferisco a “The World Forgotten, The World Forbidden”. Questa spicca sì per la sua brevità, ma in particolar modo per un mood oscuro e introspettivo che mai avevo avuto modo di incontrare nella vostra musica.
“The Worlds Forgotten, The Worlds Forbidden” è una creatura di Toni (Kakko n.d.r.) ed è nata proprio come una piccola song introspettiva ed oscura. All’interno di “Unia” troviamo che questa canzone dia molto a tutto il lavoro e ci piace particolarmente; tuttavia, proprio per la sua natura, è un pezzo che solitamente evitiamo di eseguire dal vivo, almeno in festival come l’Evolution. Si presterebbe meglio per un concerto piccolo, più intimo, in un club magari. Siamo comunque convinti che i fan abbiano apprezzato molto questo brano.

Parlando di “Unia” non abbiamo ancora risolto il mistero sul significato del titolo. Cosa significa esattamente?
“Unia” è una parola finlandese che significa “Sogni”. È un album che ci sta dando molte soddisfazioni, a partire dalla preproduzione fino al suo completamento.

Prima abbiamo speso alcune parole sulla particolare situazione vissuta in seno ai Nightwish e dei vostri problemi con Jani. Voi siete però molto vicini anche ad un’altra power metal band finlandese che sta attraversando negli ultimi anni una sorta di calvario esistenziale: mi riferisco agli Stratovarius ovviamente, quindi a Timo Tolkki. Tra problemi psichiatrici e cause legali, oramai sembra che il destino della band sia segnato.
A dirti la verità, non sappiamo darci delle spiegazioni valide nemmeno noi. È tutto così poco chiaro anche per noi che in tante occasioni abbiamo avuto modo di essere a stretto contatto con loro. Siamo confusi tanto quanto te.

Qual è il vostro segmento geografico di maggior successo. In termini di pubblico e di copie vendute, quali sono i paesi dove siete riusciti a togliervi le maggiori soddisfazioni?
Il concerto con il maggior numero di spettatori crediamo sia stato l’ultimo fatto qui a Milano. In Europa i paesi dove riceviamo i migliori feedback sono Olanda, Francia e Spagna. A dire il vero di questi tempi ci troviamo ad avere delle ottime risposte ovunque, ma il pubblico più caldo è sicuramente quello italiano e quello sudamericano. In alcune date in Canada invece c’erano solo poche centinaia di spettatori.

Ed il Giappone? Dovrebbe essere un ottimo terreno per il power metal.
Certamente, ma i giapponesi sono sempre pazzi! Lì tutti vanno fuori di testa quasi ad ogni concerto e allora è più difficile capire se tu per loro sei qualcosa in più degli altri oppure no; la risposta è comunque ottima. L’importante è non dipendere solo dal mercato di una singola nazione. Cerchiamo sempre di allargare quanto più possibile i nostri confini di comunicazione.

Ciò detto, i Sonata Arctica ci lasciano per andare a prepararsi per la loro ormai imminente esibizione.

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