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Sonata Arctica: Uno stile unico

Dopo più di cinque album, ogni band raggiunge una maturazione stilistica che, normalmente, si differenzia rispetto ai propri esordi. I Sonata Arctica sono stati oggetto di questa profonda evoluzione: potremmo anzi dire che Tony Kakko ha creato, nelle sue composizioni, una nuova forma di power-prog. Ed “Unia”, capolavoro di due anni fa, è stato il manifesto di questo nuovo genere.
Per chi ha amato questa trasformazione e per chi invece ha rimpianto la prima era, più immediata e semplice, per tutti questi i Sonata Arctica hanno composto un nuovo album: “The Days Of Grays”. E Henrik Klingenberg (Henkka), tastierista della band, ne ha parlato con noi ai nostri microfoni.

Ciao ragazzi. Era davvero tanto tempo che avremmo voluto incontrarvi e, durante questo periodo, abbiamo accumulato parecchie domande…!
Prima di tutto, congratulazioni per la vostra carriera. I Sonata Arctica sono una delle più interessanti band nell’attuale panorama del power. Nel 1999 gli Stratovarius sembravano essere il vostro modello; oggi invece siete voi modello per molte band. Avreste mai sperato in una carriera così brillante quando uscì “Eclyptica”?
Be’, io non ero dentro la band all’epoca, ma scommetto che gli altri ragazzi non si sarebbero mai aspettati tanto successo o, almeno, in così breve tempo.

I Sonata Arctica hanno cambiato diverse volte la propria line up. Recentemente avete cambiato anche Jani Liimatainen per il nuovo Elias Viljanen. Quali sono le differenze tra questi due chitarristi? Possiamo pacificamente dire che Tony Kakko sia il cuore e la mente dei Sonata Arctica? Potremo aspettarci, per il futuro, un suo progetto solista?
Si, Tony è proprio il mastermind che si nasconde dietro i Sonata Arctica. Non so se abbia idea di progetti solisti.
Jani ed Elia sono completamente diversi: la principale diversità riguarda il loro approccio agli assoli. Inoltre, questo è certo, hanno una personalità quasi opposta.

“Unia” è stato un grande lavoro, molto complicato, ma, alla fine, davvero perfetto. Quali sono le differenze tra “Unia” e l’ultimo album “The Days Of Grays”? Al primo ascolto, esso sembra un misto tra il suono primordiale dei Sonata Arctica e il nuovo approccio progressivo, complesso anch’esso. Inoltre ha il solito suono triste e solitario dei Sonata Arctica. Come tante nuvole all’orizzonte.
Tutti i nostri album hanno lo stesso feeling. È troppo presto per confrontare “Unia” con “The Days Of Grays”. Forse l’ultimo album non è così complesso come “Unia”, bensì decisamente più immediato. Ma questo è solo un giudizio personale.

In “Unia” ci avete fatto assaggiare qualche growl che, invece, non abbiamo sentito in “The Days Of Grays”. Qual è il vostro rapporto con i growl?
Noi cerchiamo sempre di suonare ciò che la canzone richiede, senza forzature. E le nuove canzoni non avevano davvero bisogno di alcun growl. C’è tuttavia qualche grido. Mi piacciono tanto gli screamin’ ed i growl, ma non è questo il nostro stile.

Il vostro suono non è mai cambiato dal primo album. Certamente il songwriting è diventato molto più complicato e, con “Unia”, progressive-oriented. Forse solo “Reckoning Night” sembra essere più immediato e semplice. Perché un cd così lineare tra “Winterheart’s Guild” ed il capolavoro “Unia”? Come potreste spiegare questo progressivo avvicinamento verso le strutture progressive?
Noi lavoriamo sulla roba che Tony porta in sala. Così ci adoperiamo in arrangiamenti, cori, ecc. tutti insieme. Qualche volta il risultato è decisamente complesso, qualche altra volta è più semplice. Noi non facciamo programmi: un album per volta e ci accorgiamo solo alla fine cosa è uscito fuori!

Cosa ne pensi del debutto dei Cain’s Offering, il progetto dei due ex Sonata Arctica, Mikko Harkin e Jani Liimatainen?
Non l’ho ancora ascoltato, ma posso immaginarmi che sia notevolmente influenzato dal tipico suono dei Sonata Arctica, visto che entrambi sono ex compagni di squadra.

In passato, i Sonata Arctica hanno fatto uscire numerosi EP: ciascuno per ogni full length (così “Last Drop Falls”, “Broken”, Orientation”, “Successor”, “Unopened”, etc.). Peraltro, in “Successor” c’è un bellissimo lento: “Shy”. Cosa avete pubblicato con riferimento a “The Days Of Grays”?
Gli EP sono qualcosa che riguarda più l’etichetta che noi. In genere essi escono dopo l’album, mentre i singoli escono prima. Prima di “The Days Of Grays” è uscito un singolo ed un video.

I Sonata Arctica hanno suonato tante cover. Una delle più belle, a mio giudizio, è “The Wind Beneath My Wings” (di Bette Midler). Com’è nata l’idea di trasformare una hit pop in una metal?
È stata un’idea di Tony o così ho sentito. A lui piaceva questa canzone e suonava bene anche in versione metal. Ti confesso che abbiamo provato a suonare anche tante altre cover, ma non molte uscivano così bene!

E qual è la band dalla quale voi stessi vorreste essere coverizzati, ora che siete diventati famosi?
Ce ne sarebbero tante: per esempio i Children of Bodom, Eläkeläiset, Muse, Rush… potrei andare avanti per un giorno intero!

Nel nuovo album avete ospitato Marko Hietala, la voce dei Nightwish…
Già. Marko al momento ha cantanto una canzone sul nuovo album solista di Elias, ma non lo aveva ancora fatto per i Sonata Arctica.

Henkka non aveva molte parole. Essenziale come tutti i nordici. O forse perché la sua vita negli Arctica è relativamente giovane.
La nostra webzine, per tutti gli appassionati, cercherà un giorno di prelevare Tony da qualche corridoio di un live set.

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