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  • Sonata Arctica: Winterheart’s Guild

    Sonata Arctica

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La perfetta prosecuzione, senza cedere al passato

Pronto come un appuntamento ormai annuale, il 2003 segna l’uscita di “Winterheart’s Guild”, un album che manifesta la prima sterzata stilistica dei Sonata Arctica verso gli ambienti prog. Il gruppo dimostra che la propria vena compositiva non si è affatto affievolita. Anzi, l’album, che conserva i medesimi toni cupi e profondi del precedente, appare maggiormente ricco di orchestrazioni esterne, ai confini con il symphonic power, forse merito dell’ingresso del nuovo tastierista Henrik Klingeberg, subentrato a Mikko Harkin. La musica diventa più complessa e la band non si accorge che, con la propria alta vocazione melodica, sta ridisegnando ed inventando nuovamente il power metal, conferendo ad uno stile ormai sfruttato dei nuovi campi di apertura.
Migliorano ulteriormente la tecnica e la produzione. Ci si chiede, addirittura, come sia stato possibile, a distanza di così poco tempo da “Ecliptica”, compiere evoluzioni così notevoli e nello stesso tempo lasciare immutato ciò che già era perfetto.
Ancora una volta ci si trova davanti ad un ottimo bilanciamento: da un lato struggenti arie, dall’altro ritmi impetuosi, ricchi di vitalità. Tutto il cd è pervaso da una stupefacente atmosfera incantata, dove i cori e le armonie delle tastiere fanno da padroni. Il lavoro è omogeneo, tutte le tracce si equivalgono in bellezza: nessuna spicca più in alto delle altre e nessuna è mediocre.
C’è molta emozionalità nelle canzoni dei Sonata Arctica che neanche la tecnica, legata a questa nuova svolta tendenzialmente progressive, è riuscita a sopire.
Forse, “Winterheart’s Guild” è meno accattivante dei precedenti album (o forse abbisogna solo di più ascolti); tale almeno è stato il giudizio di parte del pubblico maggiormente ancorato ai classici canovacci del power. Ma per capire l’album ed, in definitiva, lo stesso gruppo, bisogna trascendere dalle casse, dalle battute serrate, comprendere piuttosto il lamento che si nasconde dietro ogni nota.
I Sonata Arctica, in definitiva, non hanno bisogno di rispondere a nessuna linea guida, a nessuna definizione.

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