Home > Recensioni > Sonatin For A Jazz Funeral: Ep 2010

Grigiore partenopeo

Luigi Impagliazzo, Martino Caliendo e Maurizio Milano si incontrano nel maggio 2008 e di lì a poco fondano una band dalle cupe influenze post-punk.

Al primo impatto, le cinque canzoni contenute nell’EP sembrano richiamare in modo accentuato il percorso artistico di gruppi storici quali Radiohead e Joy Division: saranno le chitarre perse nella dimensione onirica, le voci che si fanno sommergere dalla strumentazione, i ritmi dai colori tetri con quei pochi spiragli di luce.

Gli arpeggi sostengono perennemente l’impalcatura armonica, dando vita ai lamenti nostalgici di “Hurricane”, i quali spaziano fino a raggiungere distorsioni quasi provocate dal caldo eccessivo – lo stesso che squagliava i nastri delle audiocassette.
Interessanti.

Per essere alle prime armi in quanto a successo in ambito nazionale, il trio dimostra di saperci fare – bisogna lavorare un po’ sull’inglese, però siamo coscienti del fatto che in giro ci sia di molto peggio. Probabilmente se avvenisse un netto distacco dalle pesanti ispirazioni shoegaze e post-rock, impossibili da non notare, il gruppo saprebbe stupire.

Pro

Contro

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