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Sonohra: I fratelli Fainello si presentano

Torino, nei locali di Radio Veronica One.

Le stanze sono inondate da una frotta di piccole giovani donzelle, in attesa di uno sguardo, di un autografo, o di un sorriso: questi fratelli Fainello, giovani e belli, hanno già conquistato i cuori delle teenager italiane.
È uscito da poco più di un mese il loro primo cd, “Liberi da Sempre”, e già si respira aria da star. Ci concedono 5, forse 10 minuti, tra la fine dell’intervista in radio e lo showcase alla Fnac.
E noi ce li prendiamo questi 5 minuti, per fare una chiacchierata con Luca e Diego, e per presentarvi i Sonohra, vincitori di Sanremo 2008, categoria giovani.
Vogliamo parlare di musica, perché del resto se n’è parlato già abbastanza. Così ci raccontano che sono cresciuti ascoltando musica straniera, soprattutto inglese e americana, come Bon Jovi, Bryan Adams, Goo Goo Dolls e Aerosmith. “Tutto quello che ascoltiamo influenza quello che scriviamo, però cerchiamo sempre di creare uno stile nostro“, dicono.

Sottovalutando l’aspetto pop che i loro brani hanno, ci siamo chiesti perché, con cotante referenze, non avessero scelto di dare più sfogo alle chitarre elettriche, facendole emergere di più. “Chitarre troppo distorte avrebbero ammazzato le acustiche. È più rock, ma tutti gli arrangiamenti che abbiamo fatto e le accordature sarebbero stati ammazzati da troppa distorsione“.
È stata una loro scelta, quella di mettere la sordina al rock e amplificare il soft; di valorizzare così un insieme fatto di orchestre e arpeggi. Troppi strumenti, a detta di Luca Fainello. “Quando c’è un gruppo che fa rock e ha tre strumenti, chitarra, basso e batteria, come ad esempio i Red Hot Chili Peppers, li può tenere belli su. Quando invece hai un’orchestra sinfonica, tante chitarre acustiche e l’hammond, se tieni troppo alte le elettriche, che a noi piacciono molto anche distorte, vai a uccidere tutti gli arrangiamenti acustici sui quali hai lavorato“.
Due fratelli, due chitarre e due voci, ecco il mix. Diego canta, e suona, mentre Luca suona, e canta. “I brani del disco sono tutti creati su armonizzazioni delle due voci“.

Veniamo ai fatti. Subito dopo San Remo è uscito il disco “Liberi da Sempre”. Quanto tempo hanno impiegato per registrarlo? I pezzi c’erano già? La verità è che fino alla scorsa estate non c’era nulla di fatto; poco dopo hanno incontrato il loro attuale produttore: “gli abbiamo fatto sentire le canzoni che avevamo. Il resto lo abbiamo scritto tutto in un colpo“, e in sei mesi il lavoro era finito.

Soddisfatti, di come il disco è venuto e del successo che stanno riscontrando nel pubblico.
Soddisfatti di esser passati dai concerti nei pub lungo il Lago di Garda agli showcase in giro per l’Italia; da un pubblico di turisti stranieri in vacanza nel Bel Paese a un pubblico che, letteralmente, li ama.
Soddisfatti, quindi, di essere passati dai Domino ai Sonohra.
Ma chi erano Luca e Diego Fainello quando si chiamavano Domino? Gli stessi di oggi: due voci e due chitarre, che però suonavano cover in inglese, di Eric Clapton e Bon Jovi, per citarne qualcuno. Italiano? Niente.

Come mai allora la scelta di cantare, adesso, solo in italiano? Non possiamo non fare due più due e non chiedere se non abbiano mai pensato di continuare a cantare in inglese. La risposta è ovvia, ma non scontata: “Certo, anzi, proprio lunedì andiamo a registrare una canzone in inglese“. Questa sarà anche un’occasione per provare a sfondare all’estero, dove, sottolineano, “la concorrenza non è spietata, di più, ma provarci non costa nulla“. Sul concetto di concorrenza avremmo potuto discutere…

Finita la primavera, i Sonohra saranno di nuovo in giro per l’Italia, per i concerti veri e propri, questa volta.

La chiacchierata si conclude così. Con altre fan che bussano alla porta e aspettano una stretta di mano in cambio di peluches e cioccolatini. E noi non vogliamo rubare tempo prezioso.

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