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  • Sophia: People Are Like Seasons

    Sophia

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Le mezze stagioni sono ancora là fuori

“Piangi. Su, piangi, non farti pregare.”
“Piangi, non ti trattenere!”
Lacrime che cadono come foglie d’autunno, finalmente.
Le persone sono come le stagioni, cambiano. Quarantanove minuti per un’istantanea sulla stagione autunnale, quella delle foglie che cadono amare solcando le guance.
Le invocazioni alle lacrime, al pari della forza di gravità che foglie morte riconduce a terra, non possono non essere accolte dopo nove minuti come i primi di “People Are Like Seasons”. Preferibilmente molto prima.
“Oh My Love” va in rotazione su MTV nei momenti più underground, quelli che anche i Tool, tanto per fare un nome incontestabile. “Oh My Love” va in rotazione dentro al cervello, vi si intrufola con il suo background ipnotico, poi esplode in una melodia che scende lungo il collo e trova calda dimora all’interno del cuore. Tutti a casa, a piangere sul proprio amore. Perché l’amore è una cosa per cui piangere, altrimenti sono soltanto tre s con qualche vocale in mezzo.
A questo punto si potrebbe parlare di chitarre acustiche, piano, violino; oppure contare le lacrime. A ognuno il suo stile. Lo stile Sophia è quello delle foglie marroni, che volano leggere anche sulle atmosfere espanse del deserto; lo stile dei Sophia è quello dell’elettronica che picchia; lo stile dei Sophia è quello del rock da garage; lo stile dei Sophia è quello del punkettino gioioso, quello che vuole stare tutto il giorno in vacanza, beato lui. Tutto ciò in sequenza, prima di tornare stesi a terra ad osservare le morbide traiettorie delle gialle foglie che si accomodano sulla madre terra. Perché lo stile dei Sophia è – fondamentalmente – quello delle lacrime.
Sarà meglio che le concediate di vostra spontanea volontà al momento giusto, perché le stagioni passano, e le persone cambiano.

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