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Sopravvissuti e sopravviventi

Nato con la camicia
Se ci pensate bene, tra le più grandi fortune di Mr Osbourne, oltre a quella di avere una personalità sopra le righe e di avere una voce tanto particolare e sinistra, dall’accordatura poco più che monotona (un clacson?), c’è quella di essere nato nel 1948 a Birmingham. E di avere avuto come compagno di scuola un certo Tony Iommi. Poi, l’incontro con una certa Sharon Arden: moglie, strega e manager. Così tanto strega da averlo saputo riportare e tenere a galla, nonché mettere in riga. Salvando così le terga di un giovane un po’ rimbambito che, diversamente, negli anni ’70 ci avrebbe probabilmente lasciato le penne e la dignità. Una serie di fraintendimenti e una certa dose di tragicomità nella sua vita hanno saputo fare tutto il resto.

Se non fosse stato il primo cantante dei Black Sabbath, e se non fosse che con lui è stata scritta una pagina di storia dell’heavy metal a venire, chissà se oggi quel capellone tutto tatuato e deambulante riuscirebbe ancora ad attirare l’attenzione su di sé. La vita, però, non è fatta di se né tanto meno di ma. E in questi ultimi trent’anni Ozzy Osbourne ha saputo conquistare l’affetto e la stima dei suoi fan anche e soprattutto grazie al talento dei chitarristi che lo hanno accompagnato. Assi nella manica, che hanno saputo fornire una buona ragione alla capacità compositiva e al fascino canoro del Nostro.

Terza età, terza era
Un buon binomio, questo, per molti dei giganti del rock che, alcuni a torto e altri a ragione, continuano a dominare la scena. E alla veneranda età di 62 anni, Ozzy Osbourne ritorna con la sua ultima fatica di studio, “Scream”, e con il suo nuovo chitarrista, Gus G che, detto tra noi, in un balletto tra staticità zakkwyldiana, dinamicità randyroadsiana e qualche sbrodolata, dimostra più di aver studiato bene la lezione che di avere una forte personalità. E che si trova, suo malgrado, ad aprire la terza era osbourniana.

Tolti il marchio vocale e le melodie semplici ma sempre riconoscibili, sembra rimanere l’inseguimento dei fantasmi di un passato il cui ritorno sembra improbabile. “Scream” è un disco con le carte in regola, che sfodera tanta modernità quanta classicità, strizzando l’occhio più volte alla lezione dei primi Black Sabbath oltre che al curriculum di Ozzy Osbourne stesso. Nonostante ciò, e nonstante sia forse il disco che molti aspettavano dall’uscita di “No More Tears”, non si può negare che “Scream” fornisca pochi guizzi capaci di equiparare ciò che già è stato detto.

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