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“Sorry We Missed You” – Incontro con Ken Loach

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In occasione dell’anteprima stampa di “Sorry We Missed You“, ultimo lavoro di Ken Loach, in concorso al Festival di Cannes 2019 e dal 2 gennaio nelle sale italiane, abbiamo avuto modo di incontrare il regista britannico. ‘Ken il Rosso’ non si smentisce mai, ed anche in questa occasione le sue idee, la sua sensibilità verso le tematiche del lavoro e dello sfruttamento, non sono certo rimaste in secondo piano, e d’altronde non ci si sarebbe potuto aspettare altro da un personaggio come Loach.

Quella che per molti è ormai soltanto maniera, ripetizione dei soliti schemi, un fissarsi su ideali e concetti ormai anacronistici, per noi è coerenza, una capacità ancora totalmente genuina di indignarsi per le ingiustizie che affliggono le lavoratrici ed i lavoratori di questo mondo. Abbiamo ancora bisogno di Ken Loach, e questo ultimo, meraviglioso, durissimo ed assolutamente non consolatorio tassello della sua filmografia ce ne dà ulteriore conferma.

Si è ovviamente trattato l’argomento delle ultime elezioni in Inghilterra che hanno visto la sconfitta del partito laburista guidato da Jeremy Corbin in favore della destra conservatrice di Boris Johnson. Loach ha commentato: “In queste ultime elezioni la gente è stata molto confusa da una propaganda spietata contro Jeremy Corbin, che lo ha reso estremamente impopolare alla maggioranza degli elettori. Gli hanno addirittura dato del razzista, e lo hanno accusato di avere rapporti con i terroristi. Queste sono tutte menzogne perpetuate dai social democratici di destra per distruggere e bloccare un nuovo programma radicale della sinistra. Bisogna guardarsi dai socialdemocratici di destra”.

Nessuno come Ken Loach è capace di instillare nello spettatore un forte senso d’indignazione per le condizioni di schiavitù in cui versano la maggior parte dei lavoratori e quindi, su quanto film come questo possano incidere sul dibattito pubblico, Loach ha dichiarato: “Spero che questo film riesca a comunicare quanto tutto ciò sia intollerabile. Sono le esigenze delle grandi imprese a far sì che si lavori in queste condizioni. Il manager del deposito in cui lavora il protagonista lo spiega nel corso del film. C’è concorrenza tra questo e gli altri depositi, ed il lavoro verrà affidato a chi è più veloce ed economico. Il risultato di tutto ciò, è una classe operaia sfruttata oltre ogni limite. Sappiamo che Jeff Bezos è l’uomo più ricco del pianeta, e questa disuguaglianza non è più tollerabile. Inoltre, questo sistema contribuisce inesorabilmente alla distruzione del pianeta. Ciascuno di quei furgoni brucia in continuazione combustibili fossili, ogni pacchetto da consegnare viene trasportato da furgoni che bruciano benzina, e questo un giorno colpirà tanto i figli dei borghesi, quanto i figli della working class”.

Kris Hitchen in una scena del film.

Il lavoro, quindi, come una forma di schiavitù, che letteralmente ruba il tempo alle nostre vite. A questo proposito, Loach dichiara ancora: “ Lo scopo del lavoro dovrebbe essere quello di vivere bene, di trascorrere dl tempo di qualità con i propri cari, ma questo sta diventando sempre più impossibile. E questo vale per tutti, tanto per i dirigenti, quanto per i lavoratori a livelli più bassi. In questo un ruolo fondamentale lo svolge la tecnologia, che ci rende sempre reperibili, ma chi è che la possiede? Ricky (il protagonista), all’interno del suo furgone è letteralmente dominato dalla tecnologia. La tecnologia dovrebbe essere utilizzata per rendere migliori le nostre vite. Il Partito Laburista diceva questo: utilizzare la tecnologia per ridurre le ore di lavoro settimanali, puntando, in un futuro, ad avere una settimana lavorativa di 32 ore. Questa è una cosa di buon senso, eppure sono stati derisi e ridicolizzati per questo”.

In questo panorama desolante, il paradosso è che la vera tragedia non è la disoccupazione, ma il continuare a lavorare, come mostra eloquentemente il durissimo finale della pellicola. Quindi, un grosso ruolo dovrebbe essere svolto dai sindacati : “I sindacati dovrebbero riscoprire i loro metodi originali” dichiara Loach “quando sono stati creati, i lavoratori versavano in queste condizioni. Ad esempio, i muratori si recavano singolarmente presso un cantiere nella speranza di essere assunti , oppure i portuali si riunivano attorno alla banchina sventolando il loro cartellino. I sindacati non hanno bisogno di uffici grossi e costosi, ma di persone in contatto diretto con la gente, e che siano in grado di organizzare i lavoratori”.

Ciò che rende i film di Ken Loach cosi unici, vibranti ed empatici sono i volti, quelle facce da “gente comune” in cui è facile immedesimarsi, ed il modo in cui interagiscono tra loro, che dà alle pellicole un tono quasi documentaristico. Loach ci ha parlato del suo metodo: “Abbiamo fatto i casting scegliendo persone credibili, capaci di comprendere a livello profondo quella che era la situazione che volevamo raccontare. Kris Hitchen, che interpreta Ricky, prima di fare l’attore ha fatto l’idraulico e guidava un furgone. Debbie Honeywood (Abbie, nel film) nella vita vera è un insegnante di sostegno, e i ragazzini sono stati presi nelle scuole della zona. Abbiamo iniziato a lavorare improvvisando qualche scena familiare, cose che sarebbero potute succedere prima dell’inizio della storia nel film. Poi abbiamo iniziato a girare in ordine cronologico, in modo che gli attori venissero a conoscenza degli avvenimenti mano a mano che accadevano, cosi che, quando c’era una sorpresa, potevo filmare una vera reazione di sorpresa. Come ad esempio il momento in cui scompaiono le chiavi del furgone, nessuno sapeva che le avesse prese la bambina. Abbiamo girato la scena della bambina che prende le chiavi pur sapendo che non sarebbe stata utilizzata, e le ho detto di non dirlo a nessuno. Cosi, quando abbiamo girato la scena intorno al tavolo, Kris pensava di doversi scusare per aver colpito il figlio, ma è rimasto invece naturalmente sorpreso dalla confessione della bambina. Se avessimo provato, tutto il senso di shock e di dolore sarebbe andato perduto. Ma è un modo pericoloso di lavorare, qualcosa sarebbe potuto andare storto”.

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