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SOS (Save Our Souls)

Curiosa sorte quella dei Soulsavers, il duo di musicisti elettro-soul che ha debuttato nel 2003 con un bel disco e, dopo quattro anni di remix, EP e altre amenità, ha cooptato Mark Lanegan et al. per comporre “It’s Not How Far You Fall, It’s The Way You Land”, piccolo capolavoro misconosciuto datato 2007.
Curiosa perché, dopo averli visti dal vivo al Magnolia di Milano, ci si rende conto che del nucleo originario rimane pochissimo; i Soulsavers di questo tour sono una splendida band rock/soul, costruita intorno alla voce di Lanegan e umilmente al suo servizio.

La serata è ideale: l’apertura del minifestival Magnolia Parade è anche la più rock, il cielo è cupo e lampeggia minacciosamente, insomma l’atmosfera è, nella migliore delle tradizioni, elettrica.
Ma le vere scintille scoccano quando Lanegan sale sul palco. Un po’ predicatore un po’ rockstar, l’ex leader degli Screaming Trees assomiglia sempre di più a un Tom Waits per le nuove generazioni. Ignora completamente il pubblico presente, dedicandosi anima e corpo alle sue (loro) canzoni, equilibrando perfettamente materiale nuovo e vecchi classici. A questo punto ci vorrebbero un paio di pagine per descrivere in dettaglio la voce di Lanegan: arrochita dalle sigarette, invecchiata dal whisky, ricca, piena, profonda e, be’, per tutto il resto c’è che dovreste ascoltarvi tutti i suoi dischi.

E poi c’è tutto il resto, cioè tre chitarre a metà tra blues e psichedelia, un organo Hammond, un basso dal suono morbido e pieno e un batterista tecnicamente impeccabile e ricco di feeling. Detto in altri termini, i Soulsavers sono un ensemble spaventoso, che trabocca groove e peyote, con quel tocco di spiritualità che ci porta a credere di avere incontrato finalmente il nostro spirito-guida, che è un serpente a sonagli con la faccia di Gesù.

Curioso quanto la voce di Lanegan sappia sporcare d’America e deserto anche le composizioni di un duo inglese. Curioso come suddetto duo inglese si sia rivelato una grandissima live band. Curioso come l’ora netta di concerto sia sembrata troppo breve nonostante l’estrema lentezza e rarefazione della musica. Curioso pensare che, avendo a disposizione cotanto ben di Dio a soli 10€, il Magnolia non traboccasse di gente come avrebbe dovuto. Pazienza, chi c’era si è goduto uno spettacolo straordinario.

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