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Sotto le stelle del Cinema: 50 anni fa, la Nouvelle Vague

Giovedì 23 luglio, nella consueta Piazza Maggiore, ha preso il via la rassegna “50 anni fa, la Nouvelle Vague”, con la proiezione di “Hiroshima Mon Amour” di Alain Resnais.

Sebbene Resnais – notazione nostra – non aderì mai a questa onda in maniera ufficiale, i contorni della Nouvelle Vague (di cui si ritiene che Resnais sia ispiratore), come pure è stato ricordato nella presentazione di Anna Fiaccarini, sono tuttavia indefiniti, sfumati. Tanto che Truffaut, a un giornalista che 50 anni fa chiedeva che cosa avessero in comune i registi che in qualche modo vi si rifacevano, rispose: “Giocano tutti abbastanza sistematicamente a flipper, mentre i vecchi registi giocano a carte o bevono whisky”.

Anna Fiaccarini, responsabile della Biblioteca Renzo Renzi della Cineteca, ha poi ricordato brevemente alcune tra le caratteristiche della Nouvelle Vague: la cinefilia dei suoi cineasti, che si raccoglievano attorno alla Cinémathèque Française e in seguito alla rivista “Cahiers Du Cinéma” per riflettere sul cinema e per poi traslare queste riflessioni negli stessi rispettivi film; la scoperta e la valorizzazione di autori per lo più invisibili perché contro le regole canoniche di linguaggio (Renoir, Becker, Rossellini, Hitchcock, Hawks); la semplicità dei temi; le riprese al naturale degli esterni; la politica di realizzazione di film a basso costo e con una più o meno forte componente autobiografica, e così via.

“Hiroshima Mon Amour” in origine sarebbe dovuto essere un documentario, genere su cui Resnais lavorava da una decina di anni. Ma poi il regista pervenne alla convinzione che un documentario non avrebbe fatto veramente vedere l’orrore, perché l’orrore si può solo suggerire e quando lo si mostra svanisce.
Ciò che comunque accomuna il film al cortometraggio documentario “Toute La Mémoire Du Monde” (dedicato alla Bibliothèque National de Paris), la proiezione del quale lo ha preceduto nel corso della serata, sono i temi dell’oblio, del ricordo, della memoria, e dei frammenti e dell’importanza del loro ricongiungimento.
Resnais ricostruisce la realtà a partire dalla frammentazione, grazie all’uso del montaggio (su cui forte è il magistero di Ejzenštejn), e tenendo come punto di partenza il desiderio di prendere coscienza e di fare prendere coscienza.

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