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Sotto le stelle del Cinema: Gomorra, il cinema e le mafie

L’ultima serata di “Sotto le stelle del Cinema”, con la proiezione di “Gomorra”, è stata dedicata alla lotta contro le mafie.
Per questo, a precedere l’introduzione del film sono intervenute Elisabetta Antognoni (co-fondatrice di Cinemovel) e Vincenza Rando (dell’Ufficio di Presidenza Nazionale di Libera), che hanno parlato di un’altra rassegna cinematografica: “Libero cinema in libera terra – il cinema itinerante nelle terre confiscate alle mafie”.
Questa rassegna viene organizzata appunto da Cinemovel, secondo un progetto che è partito dall’Africa, nel Mozambico e in Marocco, e che in Italia, grazie alla collaborazione dell’associazione Libera di don Ciotti, si è tradotto nella promozione itinerante di un cinema che racconta storie che possano portare un aiuto alla lotta. Film, pertanto, come “Fortapàsc”, “Placido Rizzotto”, “Biùtiful Cauntri” e così via.

Tra un pubblico insolitamente molesto e indisciplinato, in atteggiamenti ancora meno giustificati dato il tema della serata, e accompagnata dalla proiezione di immagini del tutto slegate dai discorsi in atto, Vincenza Rando ha portato l’esperienza di Libera Terra, che promuove il lavoro di giovani, riuniti in cooperative sociali, in terre e terreni confiscati alle mafie. L’assunto è che i mafiosi non hanno paura del carcere, ma del fatto che li si tocchi nei patrimoni, e la speranza di Libera consiste anche, precisamente, nella riappropriazione del lavoro.
Dietro ogni terra confiscata e lavorata, poi, c’è una storia che va raccontata, perché la lotta contro le mafie non va condotta solo sotto l’aspetto repressivo, ma è anche, forse soprattutto, un problema di cultura.

Dopo la proiezione di una breve clip di presentazione del progetto Cinemovel, la parola è stata lasciata a Luigi Ficacci (Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Bologna, Ferrara, Forlì/Cesena, Ravenna e Rimini), che ha introdotto “Gomorra”.
Ficacci ha ricordato che quando “Gomorra” venne presentato a Cannes, un giornalista disse che Garrone aveva creato un “Anti-padrino”, per il fatto che nel suo film non ci sono eroi. Inoltre, Garrone si comporta come Ozu, mostrando l’esterno delle persone, le loro azioni, e non il loro interno; non c’è glamour nella malvagità.
Sean Penn, presidente della giuria del Festival, ne rimase affascinato.

Ficacci ha aggiunto che il film di Garrone è estremamente difficile, benché abbia una grossa presa immediata sullo spettatore. Non si tratta di una illustrazione del libro di Saviano, bensì le immagini assorbono tutto, e spiazzano per la loro originalità, completa e sorprendente, all’insegna di una autonomia artistica che esprime una sensazione, più che un tema.
Dal momento che il film si chiude con il silenzio di quattro citazioni (scritte) dal libro, secondo Ficacci ne può essere considerato un prologo sintetico: un prologo per immagini, appunto, tanto è vero che Garrone e l’aiuto regista Gianluigi Toccafondo sono entrambi anche pittori.

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