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    Soul Secret

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Il prezzo delle influenze

Vengono da Napoli, i Soul Secret, e sono dediti a un prog metal tanto melodico quanto ortodosso. Coordinate di genere chiare in modo lampante fin dall’incipit di questo “Flowing Portraits” (anzi, dall’artwork, tra orologi, clessidre, fotografie): intro d’atmosfera che non può non ricordare “Scenes From A Memory” dei Dream Theater, ma anche il meno noto “The Devil’s Hall Of Fame” dei sottovalutati Beyond Twilight, apertura musicale romantica affidata all’incisivo connubio tra chitarre e tastiere che avvilupperà tra le sue spire l’intera durata del platter. E, complice anche una produzione non troppo potente ma decisamente ariosa e definita, la musica pare convincere fin da subito, tra soluzioni melodiche dirette e sufficientemente ruffiane, ricche però di gusto e impatto. Prog di qualità, insomma, anche perché se si fanno i conti in materia di tecnica appare chiaro che i Soul Secret ci sanno fare. Certo, non tutto suona perfetto, specie per quanto riguarda l’esecuzione vocale, di grande ricchezza (notevole l’estensione, come il colore della voce), ma che in certi fraseggi si piega in stranezze melodiche teoricamente corrette, d’effetto tuttavia opinabile.
[PAGEBREAK] I problemi, però, non stanno qui, bensì nella – probabilmente ovvia, visto il genere e la pletora di riferimenti fondamentali – carenza di personalità delle composizioni. Sia chiaro, gli arrangiamenti sono tutti eleganti, studiati, spesso convincenti, però – e torniamo all’inizio del discorso – le influenze sono realmente troppo evidenti, a tratti chiare fino a risultare penalizzanti. “Learning To Lose”, ad esempio: brano magnifico, ma i Dream Theater sono ombra tangibile dietro ogni nota, dietro ogni variazione, specie nel finale che torna a citare ampiamente la discografia di Portonoy e soci. Il punto è tutto qui, perché laddove si tentano escursioni dal registro della band americana, si finisce per richiamare altri gruppi storici della scena, Symphony-X e Vanden Plas su tutti, ma anche, per esempio, gli Elegy del periodo Hoovinga. L’operazione musicale, in altre parole, non è dissimile da quella che contraddistinse qualche anno fa i Circus Maximus: musica formalmente validissima, fase compositiva inceppata nel tributo ai propri maestri.
Anche perché, detto tra noi, se uno vuole ascoltare un disco dei Dream Theater, compra un disco dei…Dream Theater.
Ma vale la pena di credere nella band, che ha semplicemente peccato di troppo amore per i propri idoli, e che ha mezzi tecnici e qualche intuizione melodica di grande efficacia.

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