Home > Interviste > Soul Secret: Nel nome del prog

Soul Secret: Nel nome del prog

Freschi di pubblicazione di un album interessante come “Flowing Portraits”, pubblicato dalla prestigiosa ProgRock Records, i progster campani Soul Secret sono già al lavoro su nuovo materiale. Abbiamo scambiato qualche battuta con il bassista Lucio Grilli, che ci ha parlato di presente, futuro, e della formula magica per comporre un album prog!

Prima domanda di rito: come stanno andando critiche e vendite di “Flowing Portraits”?
In tutta sincerità siamo tutti stupiti dall’impatto che il disco ha avuto sulla critica. Non ci aspettavamo un riscontro così positivo, è stata una vera e propria sorpresa! Non che non puntassimo sul nostro lavoro ma – sai com’è – non si è mai abbastanza contenti, si tende sempre a voler trovare il pelo nell’uovo. Invece è stata una grossa soddisfazione sapere che gli amanti del prog, ma anche gli ascoltatori meno abituati al genere, hanno apprezzato il nostro lavoro.

Michele Serpico, il vostro cantante ufficiale, non ha partecipato alle registrazioni per problemi di salute, lasciando il posto a Mark Basile. Ma qual è oggi la situazione sul fronte cantante?
In questo momento i Soul Secret non hanno un cantante di ruolo, quindi la formazione è composta dai 4 strumentisti già presenti sul disco, vale a dire Luca Di Gennaro alle tastiere, Antonio Mocerino alla batteria, Antonio Vittozzi alla chitarra e il sottoscritto al basso. Mark Basile non è il nostro attuale singer, ha solo preso parte alle sessioni di “Flowing Portraits” in qualità di sostituto di Michele Serpico, dopodiché le nostre strade si sono pacificamente separate. Per quanto riguarda Michele, non si può mai sapere: ci sono gruppi che si riuniscono dopo vent’anni…

Le registrazioni dell’album risalgono alla prima metà del 2007, per quale motivo l’uscita è giunta quasi un anno più tardi?
Le registrazioni dell’album sono iniziate il 23 aprile 2007 e si sono concluse i primi di gennaio 2008, con il mastering di Karl Groom. Dopodiché abbiamo scelto con il nostro manager Davide Guidone una serie di etichette cui far ascoltare il nostro prodotto. Tra queste, quella che ha maggiormente voluto puntare su di noi è stata la ProgRock Records di Shawn Gordon, che tra questioni burocratiche e tempi tecnici di stampa ha iniziato la distribuzione del disco in Europa e oltreoceano dalla fine di marzo 2008.

Come molte band odierne, siete presenti su Myspace: ma una realtà come questa, frammentata e caotica, si sposa bene con una musica che necessita di ascolto attento e lunga metabolizzazione come il prog?
Sono d’accordo con te sulla metabolizzazione del prog. È un genere che spesso richiede ascolti approfonditi per essere compreso fino in fondo.
Il myspace nacque come appoggio provvisorio per dare un po’ di visibilità alla band nel periodo immediatamente successivo alla fine delle registrazioni, e credo che sia riuscito alla grande nel suo intento. Ci ha dato una spinta notevole in questo senso. Nel corso dei mesi, poi, è stato perfezionato. Comunque, stiamo lavorando anche ad una pagina web personale, uno spazio tutto nostro in cui delineare un profilo completo della band e di tutto l’universo Soul Secret.

Veniamo al live: siete dalla parte della tecnica o dell’impatto?
Noi partiamo con l’idea di fondere entrambe le cose: essere diretti ma allo stesso tempo cercare di non perdere di vista ciò che riguarda la cura dei dettagli. Vogliamo essere noi stessi anche sul palco, cercare di essere quanto più fedeli possibili al nostro lavoro, senza però risultare automi: il giusto compromesso insomma. Suonare perfettamente e vedere il pubblico annoiato non è stimolante come cosa. Situazione analoga se il pubblico è molto preso, ma del brano originale rimane ben poco

Continuate a proporre qualche cover o il vostro repertorio ha una lunghezza sufficiente a garantire setlist lunghe?
Con il nostro disco abbiamo quasi un’ora di musica, quindi credo che qualcosa vada aggiunto. Poi tutto dipenderà anche dai contesti in cui ci troveremo a suonare: credo che sia presto per ambire a scalette lunghe, vorrebbe dire che saremmo headliner o comunque artisti di punta, e sarebbe una cosa alla quale non ho mai pensato seriamente per non perdere i sensi. Però, mai dire mai…

Incuriosisce in particolare un titolo, “Learning To Lose”. Di cosa parla? E che cosa significa “imparare a perdere”?
L’idea di fondo di questo pezzo nacque in un momento particolarmente triste della vita di uno dei componenti della band. Si tratta di imparare a convivere con l’idea di aver perso irrimediabilmente qualcuno, di accettare qualcosa che è inaccettabile, di incassare una delle peggiori sconfitte della vita. Per questo imparare a perdere, “Learning To Lose”. Il senso del titolo della canzone è essenzialmente questo, chiaramente rivisto in chiave metaforica e quasi metafisica nel testo.
[PAGEBREAK] A livello di fonti d’ispirazione, siete tutti appassionati onnivori, oppure ognuno di voi ha ascolti ben definiti che poi si fondono e si ibridano all’interno della dimensione collettiva della band?
Ognuno di noi ha il suo background musicale alle spalle, chi più vario, chi meno. Una cosa che ho avuto modo di notare in questi anni di “militanza” nei Soul Secret è che salvo eccezioni, c’è una certa eterogeneità di gusti e preferenze musicali: c’è chi spazia dal thrash al death, chi va più sull’AOR e sull’hard rock, chi ama il prog-metal ipertecnico, chi il blues rock, la fusion, le colonne sonore, i videogame, la musica minimalista… Una bella mistura direi! Tutte queste impercettibili sfumature noi cerchiamo di darle anche alla musica che scriviamo, ovviamente senza alcuna costrizione, sempre cercando di valutare le scelte migliori nell’economia dei brani.

Diatriba storica: qual è la chiave di volta per offrire un buon album prog? Puntare forte sulla ricerca tecnica o offrire arrangiamenti vincenti e magari usare un po’ di malizia compositiva?
Credo che il modo migliore per offrire un buon album prog sia quello di pensare il meno possibile che il proprio sia un album prog: è un’arma a doppio taglio, perché facilmente si può cadere nella trappola del virtuosismo fine a sé stesso a scapito della melodia. E a mio parere è un errore: il voler esibire una perizia tecnica eccessiva non sempre paga. Credo che trovare il giusto compromesso sia l’ideale: sarà retorica come affermazione, ma non sempre è semplice da attuare come soluzione.

Ora quali sono i vostri piani, subito nuova fase di songwriting, oppure vi dedicherete al supporto di questo disco?
In questo momento i Soul Secret stanno lavorando alla stesura di un nuovo album. Sicuramente sarà un lavoro diverso da “Flowing Portraits”, del quale però vogliamo confermare i punti di forza. Contemporaneamente stiamo pianificando un tour per promuovere il nostro album di debutto e ci sono molte situazioni favorevoli, ma per ora non posso sbilanciarmi. Siamo ansiosi di vedere l’impatto che il disco avrà dal vivo sulla gente.

Scroll To Top