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Soulfly: Di nuovo in Italia

Il nuovo e settimo disco uscito a maggio porta i Soulfly per la seconda volta in un anno in tour in Italia. In occasione della tappa milanese ai Magazzini Generali incontriamo il batterista Joe Nunez per una veloce, ma piacevole chiacchierata.
L’incontro con Joe è fissato alle 16,15. Arriviamo con un po’ di anticipo e notiamo subito il grande tour bus rosso che è parcheggiato proprio davanti al locale. Alcuni fan ci dicono che Max, insieme al chitarrista Marc Rizzo, è appena andato via per un appuntamento in radio mentre Joe è ancora nel tour bus a dormire. Ma pochi minuti dopo eccolo che arriva, sorridente e disponibile coi fan, firma autografi e scatta foto con molta tranquillità. Poi, finalmente, è il nostro turno…

Ciao Joe, so che avete altre interviste da fare e siete alle prese con il soundcheck quindi cercheremo di essere rapidi e indolori, come stai e come sta andando il tour fino ad ora?
Sto alla grande grazie! Abbiamo appena cominciato il tour partendo dalla Russia.
È stata una partenza un po’ stancante in quanto abbiamo suonato anche in aree remote vicine alla Siberia, prendendo un sacco di aerei, treni e veicoli in generale…ma questo ci ha comunque caricato molto e ora siamo pronti per l’Europa!

Come state vivendo il fatto di suonare senza Bobby Burns?
Ci troviamo benissimo. Ci stiamo divertendo tanto a suonare con Johnny Chow. Ha un suono molto intenso duro e fermo.

A questo punto Soulfly e Cavalera Conspiracy hanno la stessa formazione ma con batterista diverso….cosa ne pensi?
È vero…da un certo punto di vista trovo questa situazione divertente. A volte la gente rimarca questo fatto, ma questo non mi turba minimamente. Io faccio quello che faccio indipendentemente.
Max ha dei progetti e quando arriverà il momento magari si cambierà ancora. Qualsiasi cosa deciderà Max sono sicuro che sarà la cosa giusta. Ora Johnny ci sta aiutando molto, ha una capacità di apprendimento fuori dal normale, è un grande bassista.
È stato capace d’imparare i pezzi molto velocemente…stiamo apprezzando davvero molto il suo impegno e le sue qualità.

Tu suoni anche con un’altra band, ce ne vuoi parlare?
Assolutamente si. Ho un’altra band chiamata Slampede, una band molto trash, veloce, punk/hardcore, formatasi a Chicago, dove vivo. Abbiamo fatto solo 5 canzoni e abbiamo un myspace molto vecchio. Non lo aggiorniamo da tantissimo. Nel 2011 vogliamo registrare e lanciare l’album. Penso sia una band molto valida e fino ad ora i riscontri sono sempre stati molto positivi.
Oltre a questo ho anche un progetto elettronico, di dance music. Un progetto completamente differente dal mondo metal. È un esperimento che ho sempre voluto fare!
Sono coinvolto in tante cose in questo momento. Assolutamente i Soulfly sono la mia priorità, ma cerco comunque di mandare avanti anche le altre mie idee.

Cosa pensi di Igor Cavalera come batterista metal?
Lo adoro. Lui era uno dei miei eroi quando ero piccolo. Ogni musicista è ispirato da qualcuno e lui è sicuramente una delle persone a cui mi sono ispirato, insieme a Dave Lombardo. Sono stato molto spesso con Igor e la sua famiglia e penso sia una persona fantastica. Non sono in competizione con lui. Penso che ogni musicista abbia le proprie caratteristiche.

Parliamo di “Omen”: ‘album è uscito ormai da 6 mesi, sei contento dei risultati ottenuti fino ad ora?
Si sono molto contento. C’è stata una risposta molto positiva tra i fan. Io personalmente però avrei preferito fare le cose più lentamente. Mi spiego meglio. Io non so assolutamente come sono le canzoni prima della registrazione quindi devo immediatamente inventare qualcosa. Diciamo che tutti gli istinti metal che sono dentro di me sono registrati in quel singolo momento; Max ama registrare in questa maniera. Lui vuole registrare istintivamente quello che la creatività ti dice in quel singolo e preciso istante. Io invece preferirei avere più tempo per elaborare e metabolizzare.

Quale è la tua canzone preferita dell’album?
“Rise Of The Fallen” e “Counter Sabotage”.

Ascoltando l’album la prima cosa che si nota è l’assenza di ritmi tribali, c’è una ragione per questo?

No non c’è una particolare ragione. L’obiettivo principale di Max nel creare questo album era quello tenere il suono il più grezzo, veloce e duro possibile. Penso sia questa la ragione che lo ha portato a lasciare fuori certi tipi di strumenti.

Progetti per il futuro?
Prima di tutto per il mio futuro ciò che mi interessa maggiormente è la salute e stare bene. Sicuramente voglio continuare a rimanere attivo nella musica, mi tiene giovane…ahahah! (ridiamo ndr)

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