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  • Soundgarden: Superunknown

    Soundgarden

    Data di uscita: 03-03-2006

    Loudvision:
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Il capolavoro di eterogeneità

1991: “Badmotorfinger”, la caratteristica durezza hard rock tagliente e prossima all’heavy metal, l’approssimativa maturità. 1996: “Down On The Upside”, l’ultimo della band di Seattle, quello che non è riuscito a decollare; troppo morbido, forse troppo commerciale… fondamentalmente incompreso, perlopiù. Ma torniamo a noi, circa a metà strada. 1994: l’anno della consacrazione, l’anno di “Superunknown”. L’album che non potrebbe non mettere d’accordo tutti. Chris Cornell&Co. si sbilanciano con un esperimento che è sì fondamentalmente rock’n’roll, e di quello tosto; ma i loro completezza e gusto compositivi, il personale background musicale, legittimano l’osare con sperimentazioni che cambiano decisamente il carattere alla proposta: più cupo, pregno di riflessioni introiettate, meditato, esplode soltanto talora furioso ed urlante, preferendo invece indugiare su intuizioni parzialmente inespresse.
Nel finire del 1993, anche qui in Italia, cominciava a circolare nelle Tv musicali un video vagamente schizofrenico che mostrava una sorta d’artista da strada che si esibiva con una serie infinita di cucchiai liberando suoni di varia tonalità aventi un loro ritmo sottinteso. Il motore ritmico di “Spoon Man” guardava al futuro: nel 2006, un brano per noi comunque semplice, diretto, ed anche potenzialmente commercia(bi)le mostra una sicurezza tecnica, una furbizia negli arrangiamenti, una forza trascinante che distingue il gruppo che ha classe dalle migliaia di ‘wannabe rockers’. E di episodi semplici che scoppiano in insospettabili forme d’energia ce ne sono: la strisciante canzone d’odioamore “Mailman”, sottesa su un filo di nervi a fior di pelle ed un sorriso ironico, strisciante e melodrammatica fino agli accenti di schizofrenia del Cornell che fu.”My Wave” che se non sorprende per l’atmosfericità, mostra un rifframa intrigante ed aperture melodiche imprevedibili. E poi, c’era la vera anima di “Superunknown”: la title track, che verte sull’asimmetria degli opposti, dinamica e veloce come se risucchiasse l’ascoltatore nel vorticoso tunnel spaziale dello sconosciuto umano.[PAGEBREAK]L’anima sarcastica da favola preversa di “Black Hole Sun”, all’epoca favolosamente salutata come brano irresistibile per il feeling melodico-sciamanico del ritornello, per poi ossidarsi nel fascino per colpa dell’eccessiva esposizione. Un affare per cui tutti i metallari si consolarono pensando che, finalmente, un brano indie-hard rock aveva avuto più rotazione di un video dei Take That. La trance-soft “Head Down” che sfrutta i falsetti di Cornell in una musica arrangiata in modo del tutto insolito. La bruciante “Limo Wreck”, che parte asciutta verso un crescendo incendiario. La sabbathiana “4th Of July”, che con il suo cadenzato pesante comunica lutto, mentre con le sue distorsioni affonda nella pesantezza psichedelica. Tirando le somme, è la varietà di suoni, di stili, di compiutezza che rende sbalorditivo il quarto album dei Soundgarden. Le chitarre, danno vita ad emozioni nuove giocando con accordature ed effetti insoliti, vicine alla psichedelia dei Settanta, quando non addirittura a scale speziate d’India; la sessione ritmica, semplice sino a quando non gioca con (contro)tempi dispari, risulta puntuale ed efficace; infine, l’immensa interpretazione vocale: in base al momento, inacidita ed esasperata, oppure disincantata e rassegnata, oppure, ma sempre e comunque precisa, nitida e corposa, rotonda. Sonorità che paiono giungere da lontano, non tanto dall’anima, quanto piuttosto da una dimensione più lucida e cerebrale; un’eco di pensieri alti ed inafferrati, ma che si stagliano visibili contro un cielo rannuvolato, e che possono improvvisamente precipitare nel nostro spazio, meteoriti immobili in attesa di craterizzare il suolo. I soundgarden, erano questo: preparazione, attitudine, piglio, gusto ed impatto emotivo; e “Superunknown”, ha rappresentato, innegabilmente, la loro parte migliore.
Salutato nei suoi anni come un album di capolavori senza filler alcuno, ancora oggi possiamo dire che è vero. Che il disco inghirlandato di tutti i suoi premi e riconoscimenti non ha ancora smesso d’avere un’aura che cattura, stravolge i sensi ed impressiona.

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