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Sounds of a band not fading

Un Alcatraz pieno per poco più della metà accoglie gli svedesi in questa loro tappa italiana a supporto del recente “Sounds Of A Playground Fading”; l’affluenza sembra leggermente inferiore rispetto alle ultime due visite, segno che l’ulteriore svolta melodica non ha guadagnato loro nuove folte schiere di fan. In compenso, il gradimento dimostrato nella serata mostrerà chiaramente che i presenti sono qui per gli In Flames come sono ora e non (solo) per quello che sono stati ormai quindici anni fa.

L’inizio del concerto ricalca pari pari quello del nuovo album, e già nei primi tre pezzi è in effetti chiaro che il pubblico apprezza e si diverte; certo che sono le successive “Trigger” e “Alias”, strategicamente piazzate, a scatenare definitivamente l’entusiasmo.
La scaletta della serata va poi a pescare più o meno uniformemente da tutti gli album da “Colony” in avanti, escludendo quasi del tutto la primissima parte della loro carriera così amata dai fan duri e puri. La scelta dei pezzi è giocata quasi tutta sui mid-tempo dal ritornello accattivante, risultando molto omogenea e sottolineando di più la continuità stilistica nell’evoluzione della band piuttosto che quelle differenze tra i vari repertori, per le quali sono stati accusati a più riprese di tradimento delle loro radici; notiamo anche come i nuovi pezzi, in sede live, non suonino poi così tanto più morbidi degli altri.

Dal punto di vista della performance, la band è precisa e potente come sempre, ed il suono fortunatamente non sacrifica l’intelligibilità alla pura potenza: ottimo lavoro anche dei tecnici. Anders Fridén è di ottimo umore e scherza spesso, ad esempio quando introduce altri due pezzi del nuovo album riconoscendo che ha suscitato “sentimenti contrastanti: so che quando siete a casa da soli lo ascoltate, è solo che non volete farlo sapere ai vostri amici”; più tardi, grazie a un azzeccato scambio di battute, si assicura su “Only For The Weak” la miglior risposta del pubblico che salta e balla per tutto il pezzo.

Un’altra manciata di pezzi e il concerto si chiude con “Take This Life”, che regala finalmente l’accelerazione di cui si sentiva veramente la mancanza, purtroppo senza seguito: caso più unico che raro ormai, gli In Flames saltano infatti la pantomima della finta uscita prima dei bis e salutano sulle note degli AC/DC. Ottima serata, coinvolgente e divertente, tranne forse che per gli irrecuperabili nostalgici di “The Jester Race”.

Sounds of a Playground Fading
Deliver Us
All For Me
Trigger
Alias
Colony
Swim
The Hive
The Quiet Place
Where the Dead Ships Dwell
Fear Is The Weakness
Come Clarity
Insipid 2000
Only for the Weak
Delight and Angers
Cloud Connected
The Mirror’s Truth
Take This Life

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