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soviet soviet: Intervista a Chiaverano per A Night Like This

Prima della loro esibizione sul palco principale di A Night Like This Festival, abbiamo incontrato Alessandro Ferri e Alessandro Costantini dei soviet soviet (Andrea era disperso nei meandri di Chiaverano). Buona lettura!

Per cominciare, visto che ci troviamo a un festival, che cosa potete dirci di questi eventi indipendenti italiani attualmente?

A.F: Ah, perché questo è un festival indipendente? (ride). Non c’entra mica la Sony?

A.C: Forse la croce verde sponsorizza…? (poco distante da noi c’era un’ambulanza in bella vista) (ride). Ah no? Scherzi a parte, sono delle realtà molto importanti in Italia che fanno arrivare la musica un po’ ovunque e tenendola alla portata di tutti nel periodo estivo. Senza queste manifestazioni sarebbe complicato farlo, visto che la programmazione locale viene fatta dall’autunno fino a primavera. Il fatto che nascano e rimangano come indipendenti dà modo di avere una line-up variegata, non legata ai soliti canoni musicali italiani e quindi sicuramente diventano un luogo di produzione interessante. Anche per noi quando ci chiamano a suonare per qualche evento magari la metà dei gruppi la conosciamo, l’altra no ed è proprio quest’ultima metà quella per cui provi molta curiosità.

A.F: Una metà poi ti saluta e tu nemmeno ti ricordi, ma dici lo stesso “Ciao, come stai? Come va?” (ride)

A.C: Ci sono almeno sette metà (ride). A parte il contesto che oggi (19 luglio 2014) è stupendo, gli artisti etc, si conta anche l’impegno degli organizzatori e dei ragazzi. Importantissimo.

Voi come vedete il panorama attuale della musica italiana?

A.C: Ci sono un sacco di produzioni valide, soprattutto nell’ambiente indipendente. Spesso poco supportate però dai media. La domanda frequente è, pensando ai nomi più rinomati delle radio, per esempio, “Non costerebbe nulla trasmettere mezzora al giorno a rotazione libera qualche band emergente che si trova qua o in un altro festival”. Che poi possano piacere o meno, ma sarebbe interessante da parte dei media dare un appoggio più divulgativo; magari su dieci ascoltatori uno lo trova interessante, va al live, compra il cd e così non supporti solo la band, ma anche il fonico che lavora con i membri e che li registra, supporti il locale che fa suonare il gruppo. Insomma, supporti tutto un insieme di piccole attività e realtà che ok, non risana l’economia del paese, però porta cultura, associazioni, un sacco di belle cose che sarebbe bene preservare.

E c’è qualcuno che suonerà oggi che vi interessa in modo particolare?

A.C: A me piacciono tanto His Clancyness, Slow Magic, che ascolto da un sacco di tempo e che reputo bravissimi, e i Soft Moon, Nobody Cried For Dinosaurs, che suoneranno tra poco. Ci sarebbe piaciuto rivedere e suonare insieme agli A Place To Bury Strangers, che tuttavia non ci sono perché il batterista Rob ha la sorella che si sposa proprio oggi.

Abbiamo avuto l’opportunità di suonare con loro quattro o cinque volte: oltre a essere una band di riferimento sono anche come persone, a livello umano, delle cannonate. Gentilissimi, alla mano… Quando siamo stati con loro nell’ultimo tour in Russia, abbiamo fatto Sampietroburgo, Mosca e Kiev, a Kiev il cantante sapeva saremmo andati a suonare a Brooklyn, dietro alla sede della Death By Audio- produttrice di pedaliere ed effetti per chitarra- ed è stato lui a chiederci se poteva lasciarci il suo numero di telefono in caso avessimo avuto bisogno una volta atterrati, e così abbiam provato a chiamarlo, si è fatto mettere in lista (ci siamo trovati sotto il palco lui e la sua morosa). Per dirti che belle persone sono. Se li trovate in giro che suonano sono sicuramente una band per cui vale la pena andare.

Parlando di voi come gruppo, che cosa vedete di sostanzialmente cambiato rispetto agli inizi e cosa apprezzate di più del vostro lavoro?

A.C: Del lavoro che stiamo facendo sulla lunga distanza apprezzo molto la costanza che abbiamo nel fare le cose. Sicuramente è alimentata dalla passione e dall’amicizia che si è creata nel corso di cinque anni, perché comunque si è in tre, quattro col fonico adesso, con cui dividi furgone, onere e onori, viaggi, pernottamenti, suoni che vanno benissimo a volte e altre invece no. A volte situazioni in cui c’è tantissima gente, altre volte in cui praticamente si fanno le prove sul palco… Condividi tanto, condividi cose che ad ogni modo ti smuovono e apprezzo il nostro continuare a farlo.

Se devo dirti del cambiamento, penso di parlare a nome di tutti, trovo che sia cambiata la nostra condizione di band da quando abbiamo rilasciato il nostro primo album a novembre 2013. C’è stata una bella risonanza, siamo stati disco dell’anno su Rockit, un sacco di testate ci han fatto ottime recensioni. Sapevamo di aver per le mani un bel prodotto e ci piaceva, lo avevamo registrato noi, però non ci aspettavamo tutta questa positività di feedback, per noi è stata una grossa sorpresa. Lo auguro a tutte le band, di sorprendersi anche del lavoro che fanno.

Ho visto che l’etichetta sotto cui state è statunitense, com’è nata la collaborazione?

A.C: L’approccio è venuto in maniera molto spontanea, nel senso che questo ragazzo, Jeff, lavora presso la Ghostly International (quella di Gold Panda) e la Felte è una branca creata da lui per seguire cose più indipendenti, più personali e sue. Ci siamo messi in contatto via email, si è proposto dicendo “Vi seguo da un po’, so che non avete etichetta, pensavo foste sotto un produttore e invece no. Se vi va possiamo provare a collaborare”. Abbiamo stretto un contratto con lui e abbiamo pubblicato l’album con Felte.

L’album lo avete stampato anche in vinile. Voi siete più analogici o digitali?

A.C: Abbiamo dovuto spingere con l’etichetta per fare anche una produzione su cd, perché è vero che il vinile è tornato tanto e  ha un altro tipo di suono rispetto al digitale, però probabilmente non tutti hanno l’autoradio col lettore di vinili (ride) o la cassetta. Il vinile poi è anche più impegnativo da portarsi dietro. Quindi abbiamo voluto pure il compact disc, ma comunque chiunque compri il vinile ha il codice per scaricarsi gli mp3, volevamo rendere più fruibile la musica.

A.F: Ci sono pure le foto del gruppo, nudi…

A.C: Visto che siamo un gruppo che ha sempre tenuto all’immagine, nudo integrale… (ride)

Allora devo assolutamente comprare il vinile.

A.F: Eh lo so… (ride) Ma infatti lo mettiamo anche a poco!

A.C: Visto che il contenuto è offensivo (ride)

A.F: Sono quindici euro spesi bene!

Allora la prima cosa da fare è piazzare le foto sul computer.

A.F: Sì, lo screen saver dei soviet soviet!

A.C: Lo sfondo… Anzi, gli sfondi nel desktop siamo. Bene. Era nata come intervista seria…

Vabbè al limite mi dite dove devo togliere le parti.

A.C: Qui taglia, tui metti… Alla fine son sempre le parti da tagliare quelle che vengono pubblicate (ride)

Infine, siete pronti a un nuovo disco?

A.F: Stiamo lavorando sul materiale nuovo, adesso siamo all’inizio perché abbiamo quei tre o quattro pezzi su cui continuiamo ad aggiungere cose, riarrangiare. Il tempo è anche relativamente poco perché tra festival e date luglio è molto pieno, in agosto riusciamo a respirare un poco di più, ma il tempo è sempre quello che è. Fai quella prova e riparti per altri tre giorni, ne fai un’altra e vai via un’altra settimana. Appena avremo più tempo ci metteremo giù a lavorare sulle tracce nuove che stanno uscendo.

A.C: Non abbiamo ancora scadenze fisse, ma l’idea è quella di lavorare per il prossimo album, è la cosa naturale che viene da fare a un gruppo quando sta in stanzine (ride).

 

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