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In Soviet Russia music plays you

“Ma sono davvero italiani?!”.
Quello sopra è il primo pensiero che balza nella mente di chi si accosta ai Soviet Soviet per la primissima volta. Così, per sverginarsi acusticamente.
“Nice”, di fatti, è un concentrato di post-punk e indipendente allo stato brado, in cui si percepisce lo zampino di gruppi britannici quali The Automatic, The Horrors, Twisted Charm e affini.

Le nove canzoni sono sospese su un ponte di batteria pestante e basso distorto sui quali si librano chitarre simili a vespe e la voce amplificata del frontman insieme ai cori degli altri componenti. Più urla e frasi d’incitamento che vere e proprie liriche.
La ballabilità è assicurata dal charleston sempre pronto e dai sample elettronici che ogni tanto fanno capolino nel mezzo della genuinità rockettara.

Per essere l’esordio, non se la cavano affatto male. Gli indie kid con problemi posturali batteranno forte le mani.
La maturità artistica, ovviamente, è ancora lontanuccia dal trio di Pesaro, ma se l’impegno rimarrà costante e l’innovazione s’impadronirà delle menti, i risultati si vedranno.
O meglio, ascolteranno.

Pro

Contro

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