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Soviet Soviet: Pianeta nero

Una fortissima presenza scenica del cantante e una band completa che nei live ci regala moltissimo. I Soviet Soviet si prestano a rispondere alle nostre domande sul loro mondo sonoro, un pianeta nero ancora da scoprire.

Penso subito a gruppi come i CCCP, che usarono il loro nome con un preciso intento di denuncia sociale estrema, che si riscontrava anche in tutta la loro carriera musicale: come mai la scelta di utilizzare un nome con una tal connotazione storica e politica?
È stata una scelta casuale dovuta al suono delle due parole ripetute. Non ha una connotazione politica o un intento di denuncia. Semplicemente ci piaceva.

Il genere musicale cui vi ispirate è molto “di nicchia”: ritenete che l’Italia sia un Paese che offre possibilità a musica come la vostra? Quali orizzonti vi ha aperto? E quali invece vorreste che vi aprisse?
L’Italia è un paese “difficile” dal punto di vista delle possibilità offerte… Sembra un paradosso ma troviamo più facile suonare all’estero. È solo una questione di offerte che ci arrivano in numero maggiore fuori dalla penisola. Abbiamo suonato in molte città italiane e siamo grati di questo, suonare “in casa” è sempre bello e, se parliamo di “orizzonti che ci sono stati aperti”, sicuramente mi riferisco a questo aspetto. Le prime esperienze live le abbiamo fatte qui, a partire dalla nostra città, e sono state fondamentali per noi e per la nostra crescita. Speriamo di aumentare il numero dei concerti in Italia perché farsi conoscere all’interno del proprio Paese è molto importante.

Chi sono i vostri ispiratori musicali? E chi invece i vostri ispiratori che non appartengono al mondo della musica? Avete letture, poesie, che vi seguono quotidianamente e da cui traete ispirazione?

Sembra strano da dire, ma ognuno di noi ascolta molte cose diverse e ha gusti differenti. Certo abbiamo artisti preferiti in comune, ma non sono mai stati “studiati” per arrivare alla creazione di un nuovo pezzo. Non so se mi spiego. I nostri pezzi nascono in modo spontaneo miscelando tutte le nostre influenze. Forse il fatto che ascoltiamo molta musica di genere diverso è un punto di forza. Ci piacciono numerose band come (ti cito qualche nome) Joy Division, A Place To Bury Strangers, The Jesus and Mary Chain… Ma, come dicevo prima, abbiamo gusti diversi. Si può passare dai Bloc Party ai Placebo, dai Dinosaur Jr ai Pixies… Per gli ispiratori al di fuori del mondo della musica penso sia lo stesso discorso: siamo persone molto diverse e ognuno è interessato ad aspetti differenti, ognuno poi attinge in modo naturale ad essi. Si può passare dai film di Silvano Agosti agli scritti di Bukowski fino ad arrivare alle opere di Magritte.

Come e perché sono nati i Soviet Soviet? Avete altri progetti all’attivo in contemporanea alla band? Fate altra musica o importate vodka dalla Russia?
I Soviet Soviet sono nati per il piacere di suonare, di passare del tempo facendo la cosa che ci piace di più. Alessandro e Andrea volevano formare un nuovo gruppo e così hanno chiamato me alla batteria. Abbiamo iniziato senza un’idea precisa di che genere suonare, è stato tutto un processo spontaneo. Arrivare a suonare post-punk non è stata un’imposizione o una decisione. Ci siamo ritrovati con il corso del tempo e di numerose prove a fare questo tipo di musica. Per quanto riguarda altri progetti all’attivo, io suono la batteria in un altro gruppo, “Gli Ebrei”, e facciamo pop lo-fi. Invece per il discorso dell’importazione di vodka dalla Russia non saprei cosa risponderti: faremo un tour ad Ottobre proprio in quel Paese e vedremo il da farsi.

Come vi sentite sul palco e come vi sembra il riscontro del pubblico italiano? È differente all’estero?
Adoriamo la dimensione live e, quindi, sul palco ci troviamo a nostro agio..siamo felici di poter suonare. Il pubblico italiano è molto
rispetto a quello estero. È diverso proprio il modo in cui si vive il live, all’estero c’è più risposta, più feedback. Penso che sia una differenza dovuta anche a uno stile di vita differente e a una cultura di base diversa. Non sto dicendo che in Italia il pubblico non sia attivo o non sia ricettivo, anzi. Solo che per quanto abbiamo visto all’estero c’è un approccio differente al concerto.

Come nasce la vostra musica? Le parti strumentali e vocali nascono insieme o una viene prima dell’altra?
Di solito nasce prima la parte strumentale. Poi “applichiamo” i testi.

Come mai la scelta di cantare in inglese?
Ci è venuto spontaneo. Non è stata una decisione presa a tavolino, è stata una scelta spontanea, semplicemente, abbinata al nostro genere, la lingua inglese “suona” meglio.

Avete intenzione di realizzare video musicali? Quale tra le vostre canzoni sarebbe la più adatta?
Sotto l’aspetto dei video musicali devo dire che siamo stati molto fortunati. Abbiamo un video di “Lokomotiv” che ha fatto un nostro amico di
Genova, Alessandro Falcone, che saluto. Il video è stato montato con numerosi spezzoni del film “Tetsuo” del 1989 ed è veramente bello. Abbiamo un video anche per la canzone “Cobretto” montato da Valentina in arte “Mushy” per la nostra vecchia etichetta che è davvero interessante. Sarebbe bello girare un video per un pezzo del nuovo lavoro “Summer, Jesus” edito dalla Tannen Records e ci stiamo pensando.

Che progetti avete per il futuro? Altro tour, altro disco? Ci state già lavorando?
Il nostro intento è quello di suonare live. Stiamo organizzando un tour a ottobre in Russia e Ucraina. Siamo molto contenti di poterle visitare, in Ucraina abbiamo già suonato ad aprile ed è stata un’esperienza unica. Abbiamo altre date su cui lavorare fuori Italia. Vedremo come andranno le cose. Speriamo, come ho detto prima, di suonare e di aumentare i live anche all’interno del nostro Paese. E stiamo lavorando al nuovo materiale. Siamo nella fase iniziale, ma l’intento di iniziare qualcosa di nuovo c’è.

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