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Space in giacchetta di pelle

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È tutta una questione di attesa: se oggi i Grand Trine sono un astro nascente, a breve diventeranno uno dei nomi più affermati della scena. A farla semplice, il trio di Montreal ha posto sin dalle prime uscite in cassetta premesse tanto buone che, qualora ne venissero rispettate anche solo la metà, si parlerà di loro per un bel pezzo. In pratica son bastati un paio di split 7”, una demo ed un ottimo 12” a far crescere interesse intorno al gruppo, ed una volta che il passaparola è partito gettare acqua sul fuoco serve a ben poco.

Space, Psych, Art-Punk, Garage-Punk e chi più ne ha più ne metta. Ogni critico potrà sbizzarrirsi a cercare la migliore etichetta per classificare il suono dei GT, tanto è vasta l’interpolazione delle influenze che vanno a comporlo; la forza del gruppo sta difatti nella geniale fusione di sonorità differenti, nel perfetto incrocio strutturale tra elementi che non sono mai sembrati tanto affini. Più concreti e punk dei connazionali Holy Cobras, i GT richiamano alla mente i Wooden Shijps meno gassosi e loop-oriented.

“Sunglasses” è il primo vero EP del gruppo, cinque tracce per poco meno di 18 minuti di ascolto. Uscito per la canadese Divorce Records, il disco si muove lungo l’ideale ponte che collega le divagazioni Space-Psych 70s del gruppo alla forza espressiva del Garage-Punk 90s. Ogni traccia rispecchia una delle diverse anime o attitudini dei Grand Trine: si va dal loop punk di “Nazi Gold”, alla veemenza Rock n Roll di “Prescription Drugs”, passando per lo Space di “Love and Napalm”. C’è spazio anche per il sassofono del Free Jazzist Cabral Jacobs in “Catatonic State”. Un piccolo viaggio in aree sonore distanti ma non troppo, connesse con grande competenza, gusto e soprattutto passione.

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