Home > Report Live > Spaghetti western in salsa mariachi

Spaghetti western in salsa mariachi

Unica data italiana per i Calexico. E a sottolineare il loro instancabile appeal è stato proprio il parterre del Rolling Stone traboccante di urla e fianchi ondeggianti a ritmo di Tucson. Aprono il concerto la chitarra e la voce di Joey Burns e la steel guitar di Paul Niehaus: “Bisbee Blue” del 2006, seguita dalla tenebrosa ballata “All The Pretty Horses” del 2001 sono il sipario spalancato che manda il pubblico in fibrillazione. Ma è uno stillicidio: arrivano uno per uno. Molto lentamente. Luce soffusa. Buio che incalza. Neon che intrigano. Poi al terzo brano “Roka (Danza De La Muerte)”, la band si presenta sul palco nella formazione completa di tutti e sette gli elementi.

Dopo le atmosfere jazz di “Bend To The Road”, brano tratto dall’ultimo album, e un simpatico intermezzo in cui Burns si diverte con una serenata tutta dedicata a Milano, è il turno delle immancabili atmosfere da sagra messicana che “Across The Wire” intona parlando di famiglia e di sopravvivenza. Poi “Sunken Waltz”, amara ballata country dal ritmo valzer cui segue il lungo intro di steel guitar della strumentale “El Gatillo”, un surf desertico di indubbia ispirazione morriconiana. Con “Inspiración”, stiamo passeggiando in un malinconico skyline sudcaliforniano, mentre chitarre distorte danzano in un incedere post-rock di “Black Heart”. Infine, prima del bis, il romantico pop melodico di “Slowness” precede la vigorosa “Minas De Cobre (For Better Metal)” dal gusto spaghetti western.

I Calexico si rifugiano nei camerini. Il pubblico freme perché sa ciò che sta per accadere. Il gruppo rientra e appare un losco figuro con mantello, cilindro, maschera da sub e guanti di gomma blu. È Vinicio Capossela che evoca splendidamente le movenze di “Polpo” che parte a tradimento. Seguono “La Faccia Della Terra” e, dopo un siparietto di ombre cinesi tra Martin Wenk e John Convertino, la bella “Victor Jara’s Hand”. Chiudono lo show con “Red Blooms”, imperlato di flicorno, la sonorità languidamente latina di “‘Guero Canelo” e “Desaparecido”, omaggio a Manu Chao.

Ancora una volta i Calexico catturano i fan confermando l’indubbia fama delle loro esibizioni live, descrivendo paesaggi sonori evocativi che oscillano tra le tinte calde dell’America e le sfumature fredde dell’Europa dell’est. Lo sguardo volge alla musica tradizionale dove si incontrano country e folk, musica popolare e musica colta in un intreccio roots-rock davvero singolare e accattivante.

Scroll To Top