Home > Recensioni > SPECTRE

Questa recensione NON contiene spoiler.

Dopo un film di rottura (“Casino Royale“), un film di consolidamento del nuovo corso (“Quantum of Solace“) e un grandissimo film che ha traghettato la saga ai suoi livelli più alti (“Skyfall“), dopo quindi una decostruzione necessaria a liberare James Bond dalle paludi in cui lo avevano cacciato gli ultimi film e le innumerevoli parodie, 007 è pronto a tornare alle origini, ma alle sue condizioni.

Sam Mendes e il team di sceneggiatori capitanato da John Logan con “SPECTRE” tirano fuori un ottimo film d’intrattenimento e un gran bel film bondiano. Il suo maggiore merito è quello di riportare la saga all’interno del canone classico, ma con una formula che sappia intrigare e divertire lo spettatore nel 2015.

Per farlo entra in scena il cattivo di sempre, la SPECTRE. Con un Bond così rodato e naturalmente a suo agio come Daniel Craig (e se davvero lascerà la saga sarà una perdita per la saga stessa e per la sua carriera), affiancato da un team che non ha bisogno di presentazioni e può prendersi lo spazio necessario sullo schermo (Ben Wishaw come Q, Ralph Fiennes come M, Naomie Harris come MoneyPenny), il film assume una dimensione di lotta alla pari con un nemico potente, evitando i toni più drammatici del capitolo precedente.

Non tutto funziona, però. Se l’imponente piano sequenza con cui si apre il film dà il via a una prima mezz’ora quasi ineccepibile, l’arrivo di Monica Bellucci abbassa incredibilmente il livello: un personaggio mal scritto, d’accordo, ma affossato da un’interpretazione francamente imbarazzante.

Per fortuna la controparte, oltre alla solita ottima Naomie Harris, è una bond girl indipedente, volitiva, sexy, capace di tirare fuori il lato sentimentale di Bond, rimasto fuori dallo schermo dai tempi di Vesper. Largo quindi a Léa Seydoux, che ha il fisico adatto al ruolo, scritto perfettamente per adattarsi al suo carattere.

Sul fronte dei cattivi, non si ci può risparmiare qualche lamentela, ma più che verso il film verso Christoph Waltz, che in questa come in altre prove recenti appare un po’ sbiadito. Dave Bautista invece, nei panni di Mr. Hinx, si inserisce alla perfezione come cattivo muscolare, anche se non sarebbe stato male sentirlo parlare di tanto in tanto.

Onore al merito soprattutto a Sam Mendes, che da grande regista autoriale si dimostra ancor di più un grande regista d’azione: elegante, preciso, efficace e sempre molto elegante. Certo, stavolta la sceneggiatura di Logan & company non gli viene sempre in aiuto, presentando più buchi logici del passato, ma anche più passaggi capaci di farci affezionare ai nuovi protagonisti e ricordare nei dettagli la saga storica.

Insomma, nelle sue sontuose due ore e mezza splendidamente prodotte e realizzate con dovizia di comparse e danari, “SPECTRE” si conferma un buon film di passaggio nell’evoluzione moderna di questa lunga serie, capace di tornare sui suoi passi rielaborando i motivi classici in chiave contemporanea. Non sarà il miglior Bond craigiano e non sfrutta decisamente al massimo un ritorno tanto atteso come quello della SPECTRE, ma dimostra che la squadra messa in campo gestisce con scioltezza la sfida così enorme di mantenere attuale una saga senza tempo ma a rischio continuo d’estinzione.

Pro

Contro

Scroll To Top