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  • Speedliner: When The Light Begins To Fade

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Guarda un po’ il lago di Garda

Gli Speedliner, che sono un duo su disco ma un quartetto dal vivo, vengono da Manchester più o meno come me (infatti vengono da Desenzano), ma hanno assorbito al meglio la lezione di new-wave e synthpop, baggy e shoegaze, senza scordare qualche declinazione più libertinesiana – tanto che questo primo disco, “When The Light Begins To Fade”, è quasi una lettera che la band scrive per dichiarare il proprio affetto ai britannici. Questo, senza arrestarsi alla new wave, come è invece tipico di molti appassionati del genere. Ed è l’amore, qui, non la felicità, a essere una «warm gun».

Prodotto ammirevolmente da Fausto Zanardelli, alias Edipo, alias uno dei cantautori più inventivi della scena dei cantautori inventivi, “When The Light Begins To Fade” è un lavoro più curato di quanto non voglia sembrare, nonché un buon primo disco.

C’è, però, un però: il cantato in inglese tende in generale a essere uno smorzaentusiasmi, ma lo si comprende, perché spinge l’ascoltatore a concentrarsi sulle sonorità e non sul testo. Il disco degli Speedliner, tuttavia, vive di frasi preconfezionate, testi che non sembrano coinvolti al cento percento nel proprio significato, e una pronuncia tutt’altro che auspicabile, e non essere madrelingua non è una giustificazione.

Ciò non inficia le capacità tecniche della band, ma il voto avrebbe potuto essere un sette, e bello pieno. Così, invece, “When The Light Begins To Fade” rimane un uomo bellissimo che lancia occhiate dal bancone del bar ma poi apre bocca e sembra un po’ un cretino. Proviamo con l’italiano?

Pro

Contro

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