Home > Recensioni > Spellbound Dazzle: Unreal Fairytales

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Nulla di nuovo all’orizzonte

Accreditata come band del bellunese (in verità metà gruppo è giunto da tempo dalla vicina Croazia), gli Spellbound Dazzle portano con loro influenze ben dichiarate fin dal primo ascolto dell’album.
Dopo una intro acustica si parte con un gradevole pugno di canzoni ben ritmate e variegate che richiamano fin da subito l’hard rock americano che tanto ha dato negli ultimi anni. Eppure non viene meno il lato più sperimentale e libero con “So Close” ed anche più lento e intimo a metà album con “In My Room”, dove l’ascoltatore tira il fiato dopo un ascolto fin qui pieno di ritmo.
Menzione per “Ruska”, capace di declinare tipiche sonorità russe in chiave metal.

Benchè variegato, non si può negare che il tributo che questi ragazzi pagano sia forse eccessivo, soprattutto nella parte vocale, dove il cantante ricorda marcatamente Myles Kennedy, mentre nella sovrapposizione della seconda voce, nonché nella ritmica serrata, è evidente l’impostazione simile ai System of a down. Sicuramente un valido inizio che promette bene per l’imminente futuro.

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Contro

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