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Spie come noi

Riproponiamo l’incontro veneziano con Gary Oldman e Colin Firth, protagonisti di “La Talpa”, il film di Tomas Alfredson uscito nelle sale italiane il 13 gennaio.

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Hanno stravolto il totoleone della stampa Tomas Alfredson e l’incredibile spy movie “Tinker, Tailor, Soldier, Spy“.
Ad accompagnarlo troviamo interpreti straordinari: il grandissimo Gary Oldman, il premio Oscar Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Mark Strong e John Hurt, tutti alla Mostra del Cinema di Venezia a presentare l’elegante pellicola ambientata negli anni ’70 che vede Gary Oldman nei panni del noto George Smiley, agente segreto grigio, anonimo e separato dalla moglie che viene incaricato dal MI6 di scovare la talpa al servizio dei sovietici celata nel Circus.

Gary, parlaci del film e di come vi siete preparati nella realizzazione.
Questo film è un trattato sul mondo dei servizi segreti. Avevamo a disposizione tutte le informazioni necessarie per rappresentare questo mondo in modo realistico e questo mondo è fatto da lealtà e sacrificio. Abbiamo avuto molte conversazioni con Tomas e abbiamo riflettuto a lungo sul materiale che ruota attorno a una questione morale. La chiave di tutto è il sacrificio personale. Nel film abbiamo toccato uno dei nervi scoperti che appartengono a questo mondo.

Solitamente il pubblico è abituato a vederti in ruoli con caratteristiche un po’ particolari e se vogliamo anche violente, in questo film invece sei George Smiley un uomo riservato e controllato…
È vero, in passato ho recitato ruoli di persone estremamente agitate e per me è stata una grande opportunità interpretare un ruolo così diverso. Christopher Nolan mi ha affidato il personaggio del commissario Gordon e ciò ha permesso di mostrare un lato inedito di me. Tomas ha fatto lo stesso. Per costruire questo personaggio non ho dovuto faticare molto perché avevo a disposizione il libro di John Le Carré e la sceneggiatura in cui erano contenute tutte le intenzioni e i sentimenti dei personaggi.

“Tinker, Tailor, Soldier, Spy” viene identificato come uno spy movie ma si discosta moltissimo dai ritmi hollywoodiani, ci racconti la tua esperienza sul set?
Poter tornare in Inghilterra per me è stata una grande opportunità, soprattutto perché ero circondato da colleghi incredibili. Ero molto nervoso all’idea di poter incontrare John Hurt e quando mi sono trovato al tavolo con gli altri per girare una delle scene ambientate nel quartiere generale del Circus mi sono incredibilmente emozionato.
[PAGEBREAK] Colin, da pochissimo hai vinto un Premio Oscar. Pensi che le persone che vedranno questo film, dove non hai un ruolo da protagonista, saranno sorprese dal tuo cambiamento?
Un Oscar non cambia la vita, o almeno non te la cambia esageratamente. Tutto quello che ho fatto lo scorso anno è andato benissimo e spero di continuare in questa direzione e che il pubblico mi segua.

Perché hai deciso di accettare un ruolo in “Tinker, Tailor, Soldier, Spy”?
Perché ho scelto il film che reputavo il migliore tra quelli propostimi, semplice.

Il film ha un ritmo difficile che forse non tutti riescono a seguire nella sua complessità, come pensi risponderà il pubblico a tal proposito?
Sono ottimista. Non mi piace creare delle classi di pubblico, ovvero il pubblico adatto o quello meno adatto alla comprensione del film. Credo che verrà apprezzato e sarà un successo perché alle persone piace sentir parlare una lingua alta e avere a disposizione un lavoro di qualità.

Qualcuno sostiene che il film sia un mix di dolcezza e comicità, qual è il tuo pensiero?
Probabilmente sono d’accordo. Quando lo rivedo, però, a dire il vero non mi viene tanto da ridere. Il protagonista ha così tanti problemi e così tanta sfortuna che più che dolce lo definirei malinconico.

In altri film il ruolo di agente segreto viene raccontato in maniera differente, in “Dark Horse” invece i personaggi non hanno una vita personale perché sono completamente assorbiti dal lavoro e sono costretti a rinunciare a tutto: all’amore, all’amicizia…
Si è vero, abbiamo studiato molto queste persone nel dettaglio e abbiamo scoperto che questi individui vivono sole e non possono contare sull’aiuto di nessuno. Nel film lo sceneggiatore e il regista hanno deciso di aggiungere scene che nel libro non ci sono per mostrare, appunto, cosa succede quando queste persone stanno insieme.

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