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  • Spirits Burning: Alien Injection

    Spirits Burning

    Data di uscita: 01-01-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Sulle scorribande nelle realtà possibili

Benché non sia più tempo di navigare nei mari cosmici saturi dei lisergici colori di gruppi quali Hawkwind, Gong o High Tide, resta la sensazione che frammenti di quello spirito siano finiti nelle matrici genetiche di parte della scena contemporanea.
Al di là delle differenze, e referenze, linguistiche sono molte le entità che si abbeverano a simili fonti rivelatorie. Dalla recente e passata scena freek folk (con tutte le derive impro o strettamente noise del caso), a casi tutto sommato atipici quali Animal Collective ovvero curiose entità quali Ozric Tentacles, Acid Mothers Temple e Circle (poco blasonati e tuttavia quasi solitari nell’esplorazione insistita di scontri hard’n’heavy/krautrock e molto altro).
Fa dunque piacere trovarsi qui ad ascoltare un lavoro che salvaguarda l’epica antica dello space rock, lavorandone di lima i contorni stilistici per dosare sapientemente il progresso e lo scavo “sentito” all’interno di forme musicali già conosciute. Questo è il caso del progetto Spirits Burning, che l’ottimo Don Falcone (recuperarsi il cv) ha messo in piedi per avvalersi delle musiche di colossi quali Daevid Allen (Gong, etc.), il meraviglioso Michael Moorcock (scrittore, collaborazioni con Hawkwind, Blue Oyster Cult, etc.), Pete Pavli (High Tide, etc.), Roger S. Neville-Neil (Hawkwind, etc.), Larry Trasher (Psychic Tv, Thee Majesty, etc.) e molti altri, comprese le giovani promesse. Formalmente trattasi di opera strettamente space rock, eppur delineata secondo tali e tante forme che il cuore non può fare a meno di contrarsi.
[PAGEBREAK] In primis perché il sentimento è quello reale di menti che amano viaggiare nelle sfere di proprietà del sogno, la fantasia e l’immaginazione. In secondo luogo il valore strettamente musicale della faccenda è vario, gustoso, ricco di invenzioni e parecchio stimolante.
Forma, idea e sostanza si concretizzano in uno spirito che accomuna i partecipanti al rituale, passando da numeri proto-doom acidi a siparietti weirdo usciti dai momenti più stralunati dei King Crimson, per finire su recitati che mettono a tacere contemporaneamente le auto-investiture aurorali di musicisti comunque validi quali Julian Cope o Genesis P.Orridge. Il merito d’altronde sta proprio in questa volontà tutta rock’n’roll di limitarsi a fare quello che si fa, lasciando che il significato affiori da sé e senza corollari di parentesi intellettuali o ragionamenti forzati sulla materia.
“Spirits Burning” è proprio lo spirito più genuino, forse fanciullesco, di chi vive sulla propria pelle la propria passione, che sia la musica, lo sguardo visionario sul vissuto o le storie fantasy e di alieni. È lecito comunque che alcuni momenti risultino demodè o superati, fermo restando la necessità di godersi il disco con lentezza e profondità, per avere l’occasione di essere ripagati con visioni stranite, colorate e magari rivelatorie.
Augurandosi che qualcuno riprenda, aggiorni e allarghi nel contemporaneo.
P.S.: fermo restando che la genovese Black Widow ha tutto l’amore e la riconoscenza possibili.

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