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Spock’s Beard: Sulla via di Damasco

“Snow” segna un importante capitolo nella storia degli Spock’s Beard: lo split tra la band e il suo mastermind, Neal Morse. Abbiamo chiesto proprio a quest’ultimo le ragioni di una separazione che arriva in un momento nel quale davvero pochi, se non nessuno, se l’aspettavano. A risponderci un uomo sereno, forse ancora un tantino confuso, ma sicuramente determinato e, se non altro, sicuro della scelta fatta.

È di questi giorni la notizia dello split tra te e gli Spock’s Beard, hai voglia di spiegarcene i motivi?

Well… non è successo certo perché fossi scontento della situazione così com’era!
Ho pregato tanto a proposito di questo. Sono diventato cristiano e ho pregato per avere dei segnali.
È dal dicembre dello scorso anno che ci penso e avevo deciso di finire “Snow” e poi di lasciare la band. Perciò, sai, ora è un momento molto difficile, ci sono tante emozioni differenti riguardanti questa situazione.
Questo è quanto, direi solo che ho sentito Dio chiamarmi a fare qualcos’altro, ma ancora non so cosa sia. Sono alla “ricerca”.

Quindi non era cambiato nulla all’interno della band?
No! Le cose non stavano iniziando a diventare più difficili, anzi, andavano semplificandosi. Non ci sono assolutamente problemi con gli altri membri della band!

So che una della ragioni dello split riguarda molto da vicino la tua spiritualità. Ma che cosa è per te la “Spiritualità”?
Be’, da molti anni a questa parte, la mia vita sta cercando di avvicinarsi sempre di più a Dio.
Il motivo per cui ho iniziato ad andare in chiesa è che mi sono sentito chiamato, ho pensato che Dio mi stesse chiamando.
Quindi la spiritualità, per me, è… non mi piace tanto usare il termine “religione”, ma è più una specie di rapporto: sto cercando di avere un rapporto più stretto con Dio. Questo è il mio obiettivo più ambizioso.

Io penso che la spiritualità sia un’importante fonte d’ispirazione per “Snow”, sia per quel che riguarda il personaggio, che per quello che riguarda la sua vicenda narrata. Sbaglio?
Sì, certo! Avevo molte pensieri spirituali che giravano nella mia mente e nel mio cuore, in quei giorni. Questo è quello in cui mi trovo più coinvolto, ora, quindi ha senso che venga fuori anche in ciò che faccio. Prendi canzoni come “Wind At My Back” e “Open wide the Flood Gates”… Proprio quest’ultima è parla più o meno proprio di questo: decidere a chi dare te stesso, se a Gesù Cristo o no. “Snow” è una storia di tutti i mezzi che portano al rapporto con Dio.

Ma il protagonista, Snow, per te, che cosa rappresenta?

Beh… per me rappresenta l’umanità

Ma c’è un messaggio in particolare che “Snow” vuole comunicare?
Non lo so… In realtà ce ne sono diversi, non soltanto uno! Io direi che uno dei messaggi potrebbe essere: “Dio può darvi la pace, Dio può curare le tue ferite, se tu sperimenti un amore che va al di là delle parole (“Love Beyond Words”, che è un’altra delle canzoni contenute in “Snow”. ndr). E se ti chiama, seguilo!”.

Pensi che gli Spock’s Beard abbiano detto e fatto tutto quello che dovevano, artisticamente parlando?

Sì, mi sento completo. Mi sento come se avessimo fatto tanto. Poi sai c’è sempre qualcosa in più che puoi fare, però abbiamo fatto 6 album, 7 se conti anche “Snow” e più tutti gli album live… c’è di che essere fieri! E in effetti mi sento soddisfatto di quello che è stato con gli Spock’s Beard, perché non dovrei?

Cosa farai in futuro? Continuerai a fare musica, o ti dedicherai ad altro?

Penso che continuerò a fare musica. Ma cercherò di rimanere recettivo e aperto a qualunque cosa che il Signore vorrà da me.

Guardando indietro alla tua carriera, hai un qualche rimpianto di qualsiasi genere?

Rimpianti? No, in realtà no.

Come del resto è giusto che sia.

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