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  • Spread: Anche I Cinghiali Hanno La Testa

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Brutti e forti come cinghiali

A metà tra il grunge di Seattle e lo stoner lento dei Kyuss, il quartetto bergamasco si paragona all’istintualità forzuta dei cinghiali: un rock immediato e sporco, cui la testa serve solo per giustificare alcune liriche fuori dalle righe ed un paio di intermezzi senza reale valore.

Sgombrato ogni dubbio sull’originalità, mutuata a colleghi più tempestivi, gli Spread giocano su ritmiche ossessive e psichedeliche, dotate indubbiamente di un certo feeling, ma che non nascondono devozione ai Soundgarden ed all’esempio nostrano degli Afterhours, con qualche ricorso a soluzioni metal.

Ad ogni buon conto, “Anche I Cinghiali Hanno La Testa” presenta talvolta piacevoli intuizioni, innestate nerborute che rendono merito ad una band in crescita.

L’album ha una sua dimensione nascosta, che appare il refuso di uno spettacolo live, da club nascosto, serata fumosa e di pioggia. Sembra uno show non immortalabile in una registrazione, una sorta di improvvisazione alla Tom Waits, che, guarda caso, viene omaggiato con la cover di “Clap Hands”. Sembra tutto, insomma, tranne un prodotto per l’editoria musicale: ciò che non ti saresti mai aspettato, se l’avessi trovato per caso, e che è invece pronto a deluderti se è lui a cercarti!

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