Home > Recensioni > Squartet: Squartet
  • Squartet: Squartet

    Squartet

    Loudvision:
    Lettori:

Citroen DS e assalti

Squartet, la scena è quella jazzcore di Roma: la migliore della nostra fottuta penisola. Ascoltare questo disco è un colpo al cuore, al suo interno si trovano stipati riferimenti, citazioni, spunti e influenze di gruppi e generi che hanno fatto storia. Il gruppo, totalmente strumentale (a riguardo la prima parola che viene in mente è Don Caballero), nasce dall’incontro di altre due band della capitale: “Demodé” e “Neo”.
Si parte con “Santamariamaggiore 9mm”: basso monocorda, grande galoppata a ritmo di grancassa e chitarra atonale/scordata sulla scia di Craig Flanagin dei God Is My Co-Pilot. Per il resto troviamo infezioni avant-garde blues di origini beefheartiane, allegri passaggi zappiani, (de)-costruzioni inzuppate di ansia e thrilling che ti piazzano davanti i fieri Residents. Le accelerazioni frastornanti (“Zanzara”) indicano invece due cose: che il powertrio ha bazzicato in passato nei meandri dell’hardcore e che i nostri si dilettano/sgrillettano con il signor John Zorn. Ora potremmo starcene qui a citare Primus e Sabot (gli Squartet fanno rock non jazz) ma resta il fatto che la loro concezione di musica dilania generi e stereotipi affronti alla tradizione musicale che non concedono tregua, inoltre gli innesti multipli di new wave, funk e noise dimostrano un sapiente equilibrio di elementi e una cura per l’arrangiamento molto maggiore di quanto si potrebbe pensare. Musica di nicchia per un ascolto non così semplice, ad ogni modo non si può fare altro che consigliarli caldamente.

Scroll To Top