Home > Report Live > St. Vincent cattura l’Alcatraz di Milano

St. Vincent cattura l’Alcatraz di Milano

La tanto attesa St. Vincent è arrivata finalmente all’Alcatraz di Milano, il 17 novembre, per il tour dell’ omonimo album uscito nel febbraio 2014, lavoro che la critica ha accolto con entusiasmi e che risente notevolmente del precedente “Love This Giant” in collaborazione con David Byrne. Chissà se quella famosa controversia tra Rumore e Il Mucchio Selvaggio ha giocato a vantaggio della cantante statunitense; considerata la portata di hype per questo evento, direi proprio si sì: se la sono litigata come una super diva, tirando le sue magre braccia da una parte e dall’altra. E alla fine chi l’ha avuta vinta? Lei, e questo perché è a tutti gli effetti un’artista di grande spessore.

Ad aprire il concerto a Milano c’erano i Coves, che hanno fatto uno spettacolo assolutamente all’altezza di ciò che sarebbe arrivato dopo di loro: una Annie Clark carichissima, senza ricci ma con una pettinatura quasi robotica, sullo stile dei balletti e dei movimenti che eseguiva prima dei brani e durante i brani; tutto ciò che fa è solo suo e personalissimo, dalle chitarre distorte e pesanti ai sintetizzatori agli acuti taglienti alle sonorità eteree. Anche i discorsi tra una canzone e l’altra (pronunciati con un inglese scandito e comprensibile, credo per rispetto nei confronti del proprio pubblico straniero) avevano un suo fare, tra l’impegnato e l’ironico: “C’è qualcosa che ci accomuna tutti qua dentro…ed è che siamo nati prima del ventunesimo secolo”, frase che anticipa “Every Tear Disappear” ed intona tell the 21st century, tell her give us a break. Al suo fianco tre musicisti incredibili, ma era la chitarra della cantautrice ad essere sempre in primo piano: la suona come uno strumento delicato, per poi torturare le corde per minuti interi, portando all’estremo la sua femminilità, divenendo quasi maschile.

Annie Clark è un miscuglio continuo tra razionalità e follia, tra dolcezza e rabbia, di quelle dicotomie che ci fanno perdere la testa. Ha fatto innamorare di sé gli spettatori milanesi, per poi disincantarli: give up hope. Arrivederci Milano, me ne torno nella mia rosea favola buia.

 

Setlist:

Rattlesnake

Digital Witness

Cruel

Marrow

Every Tear Disappears

Jesus Saves, I Spend

Actor Out Of Work

Regret

Pieta

Surgeon

Cheerleader

Prince Johnny

Birth In Reverse

Huey Newton

Bring Me Your Loves

Your Lips Are Red

Scroll To Top