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Stasera si cena a Casa

Non è una cena tra amici, quella che chiamano “Cena d’Arsenico”, ma poco ci manca. Lasciando intendere i lati più intuitivamente negativi – l’affluenza – ma soprattutto quelli positivi, che trasformano il solito concept di concerto in una serata decisamente più completa.

Cosa può mancare alla birra ghiacciata che ci si scola d’un fiato, sbattendo la testa al ritmo del rock’n’roll che esonda dal palco a volumi improponibili?

L’atmosfera familiare, ad esempio, quella che è strettamente legata al numero di partecipanti, ma non solo, perché per manifestarsi non può fare a meno di un habitat adeguato e della facilità di parola di chi sale sul palco.
Alla Casa 139 il numero è quello di una riunione di condominio, che si tiene proprio nella Casa – di campagna, visto lo stile trascurato – dell’amministratore. Al posto delle recriminazioni ci sono gli applausi, per un quartetto simpatico e alla mano, che serve una calda serata ai propri amici.

Il veleno da cui trae il proprio nome il combo piemontese si trasforma infatti in un filtro d’amore, che agisce tramite buonissimi dolci, accompagnati da opuscoli contestuali che definiscono la cifra della cura riposta nell’organizzazione dell’evento.

Sul palco due chitarre acustiche, che dovrebbero riproporre una versione bossanova dei pezzi di “Esistono Distanze”, album di debutto, e che in certi momenti sembrano un Gaber meets Verdena, in cui si incontrano tempi e luoghi ben diversi dell’Italia delle note.
L’intrattenimento è ottimo e, senza essere troppo invasivo, lascia spazio anche agli altri elementi della serata, tanto da farsi preferire – vista l’amabilità del contesto – anche ad un disco che resta comunque da approfondire.

Prima di una seconda parte in cui il gruppo si ricompone, se pur con i ritmi ridotti all’osso, gli Arsenico ospitano un paio di figure di eccezione, che rendono subito evidente la distanza che ancora separa i quattro dall’establishment underground della scena italiana.

Oltre all’intervento della bellissima voce di Nina Ricci, le parole molto attese di Marco Philopat, mai più opportune che qualche ora prima dello scoccare della festa dei lavoratori, schiavi nelle parole dello scrittore punk. Gli slogan preparati per la manifestazione del giorno successivo sono ancora più efficaci nelle sue parole e non possono che risultare estremamente attuali nella presente congiuntura economica.

Convinto di annoiare il pubblico, Philopat si defila, lasciando alla sola carta la testimonianza dei suoi scritti, e gli Arsenico riprendono a servire ai propri amici una cena tutt’altro che velenosa. O forse era proprio l’assuefazione il loro fine?

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