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  • Statistics: Often Lie

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    Data di uscita: 08-07-2005

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Ripetitività e poca convinzione

Terza fatica, o secondo full length, per una band di indie rock del Nebraska. A volte sembrano gli Oasis strafatti di cloroformio e morfina. Altrimenti ammiccano ai Coldplay, e all’inizio di “Say You Will” addirittura agli U2. Ampio uso di riverberi, effetti digitali per un piccolo tappeto di electro-pop giusto per condire la proposta che già nella sua definizione di “indie rock” solleva dubbi ed incertezze.
Il primo dubbio parte dal cantante/cantato di Denver Dalley; la timbrica vellutata purtroppo non riesce a celare dei limiti spaventosi: interpretazione dei testi praticamente nulla, linee vocali per lo più monotone e prevedibili, pigre e svogliate, prestazione al di sotto della media. Sotto il cantato, c’è sicuramente una sezione strumentistica dotata di capacità, ma sembra fare inquietante eco alla fantasia del nostro compositore. La ben bilanciata produzione mette in evidenza le neutre scelte armoniche delle chitarre, che si induriscono a tratti e che con una triade di accordi per canzone, magari organizzati sulla stessa nota dominante, ritengono d’aver assolto al loro compito. I bassi si limitano a raddoppiare le linee o a fare le scelte più scolastiche e scontate, mentre la batteria compone i ritmi con diligenza e professionalità asettica. Spesso i brani, forse per presa di coscienza della mancanza d’inventiva dello stesso Denver, s’interrompono bruscamente prima di cominciare a seccare l’ascoltatore per l’eccessiva ripetitività. Ma questo meccanismo di autocensura non salva il disco, che nel lungo termine non riesce a nascondere questi difetti di base. Volendo salvare un brano, “By(e) Now” nel suo minimalismo può addirittura sembrare un estratto da “Last Fair Deal Gone Down” dei Katatonia, in equilibrio tra semplici arpeggi ipnotici e una veste elettronica soft ammiccante alla trance-pop.
Per niente entusiasmante, anche se piacevole ed insospettabile nei primi brani, i quali inducono a sognare aspettative e prospettive che decadono rovinosamente invece che realizzarsi. Rimandati a quando si faranno avanti con maggiore personalità e profondità artistica.

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