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Quando la Lion Music fa le cose per bene…

Finlandia. Ancora una volta la terra del sole freddo regala un’esperienza di melodia e potenza, tecnica e complessità: la fusione di due generi, power e prog, che impone ritmiche ossessive, schizofreniche, travolgenti.

Gli Status Minor sono la sorpresa dal cilindro che la Lion Music, almeno una volta all’anno, sfodera.
Con molti elementi dei vicini Pagan’s Mind, ma anche richiami ai Vanden Plas ed ai Seventh Wonder, i cinque scandinavi costruiscono sette suite melodiche, dai tempi spinti ed un martellante riffing. La perizia nei solo chitarristici ricorda epoche in cui la sei corde aveva un posto assicurato al centro di ogni canzone.

La title-track disegna il drammatico dialogo tra una madre e la figlia: scontri generazionali, che sfociano nell’incomprensione. Qui la musica raggiunge il suo vertice stilistico, spostando l’accento più sulla venatura progressiva à la Dream Theater, e sul ruolo delle tastiere.

Dell’album ci si stanca difficilmente. Già i primi accessi lasciano intendere che si tratta di un’opera non destinata a tutti.

A noi è piaciuto! E tanto! Alla faccia di chi dice che l’album è di una glaciale perfezione, che è rivolto a dare dimostrazione di sé e non a divertire. Invece ci sembra che ogni cosa sia al posto giusto, che le qualità dei musicisti non stridano mai, che tutto sia perfetto così com’è!

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Contro

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