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Step Inside

Se siete qui perché il nome della band vi ha incuriosito avete fatto bene, LoudVision vi risparmia una ricerca con Google: significa “riverbero”, ma in senso figurato anche “ricordo”; se invece avete già ascoltato i due full-length e/o qualcuno dei mini CD degli Efterklang, vi hanno lasciato indifferenti e per questo non siete andati a vederli, avete fatto malissimo. Non perché i dischi non possano lasciare indifferenti, ma perché dal vivo le cose cambiano. Radicalmente.

La cornice calda e accogliente della Casa 139 è il luogo perfetto per ospitare la reciproca attesa dell’eight-piece (!) danese e di un pubblico sparuto ma molto coinvolto; prima dell’evento principale si esibisce Peter Broderick, americano “adottato” dagli Efterklang come violinista per il tour. Ha vent’anni e in mezz’ora dimostra quanto sia cristallino il suo talento: suona il piano, il violino, la chitarra e altri “strumenti”, li manda in loop assieme a registrazioni ambientali e prosegue per sovrapposizioni, sfoggiando anche una voce molto limpida; la sua proposta musicale sta a metà tra la classica contemporanea e il cantautorato, e nonostante qualche segno di acerbità – specialmente per quanto riguarda i testi – coinvolge e stupisce il pubblico. Facendo sentire tutti quanti un po’ più vecchi.
Un quarto d’ora di pausa e gli Efterklang salgono sullo stretto palco vestiti in modo osceno, con pantaloni da cavallerizzo e bretelle. Il cantante Casper Clausen ha persino un gilet coperto di paillettes. Se la cosa al momento sembra non avere senso, lo acquisterà dopo che la band avrà espresso il proprio sound e avrà lasciato che sia la musica a chiarire gli intenti.

Fin dalla partenza, affidata a “Polygyne”, si manifesta tutto l’impatto di cui gli Efterklang sono capaci quando le loro canzoni non sono ancorate a un supporto di plastica, quando non sono imbrigliate da una produzione che, per quanto possa essere perfetta, non potrà mai trasmetterne la vitalità prorompente; è proprio l’aspetto ritmico a risultare valorizzato, grazie anche alle percussioni di supporto alla batteria: niente di paragonabile ai suoni del disco, che volutamente (e inspiegabilmente) le sommergono in una coltre di eco e le fondono con gli altri strumenti.

Durante il concerto, che riprende gran parte di “Parades” e ripesca diversi brani dagli episodi precedenti, gli Efterklang mescolano tutto il mescolabile all’interno di una macedonia sinfonico-barocca quasi Luhrmanniana che non può non accendere i cuori: melodie vocali dall’anima folk perennemente armonizzate da cori, tutti gli ottoni del mondo a fare da contrappunto ora gioioso ora malinconico, un’elettronica “clicks and cuts” che sembra prodotta dagli Oval sotto steroidi, qualche coda maestosa in stile Godspeed You! Black Emperor, interpretazioni vagamente trip-hop da parte della splendida cantante e pianista Anna Brønsted e chi più ne ha più ne metta.
Il tutto regge magicamente, cementato da un’esecuzione tecnicamente ineccepibile e al contempo sentitissima; l’allampanato Casper, oltre a intrattenere il pubblico tra un brano e l’altro con qualche commento nonsense, mantiene con esso un costante contatto visivo, enfatizza l’interpretazione e gigioneggia come se avesse provato prima tutte le mosse davanti allo specchio. Sta di fatto che, all’avvicinarsi della fine dello spettacolo la gente partecipa, sorride, ascolta a bocca aperta in misura sempre maggiore, fino ad acclamare brani come “Step Aside” e “Caravan” in modo così accorato da strappare ai membri della band dei sorrisi a trentadue denti e degli sguardi più che compiaciuti.

Se si deve dire qualcosa di negativo sul concerto, è d’obbligo precisare che nell’ora e un quarto di durata le sfaccettature emotive riscontrabili sono state poche: la tristezza tendeva a sconfinare nel mélo e la gioia era espressa con un’irruenza quasi fiabesca. Tutto qui. Il vero rammarico è che non esista un documento realistico di ciò che gli Efterklang sono in grado di fare: dobbiamo accontentarci di due full-length e di qualche mini CD che, tutto sommato, possono lasciare indifferenti.

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