Home > Recensioni > Stephen Malkmus & The Jicks: Mirror Traffic

Piacere, Beck

Prima di ri-formare i Pavement, di cui è cofondatore, e prima di realizzare una serie di dischi solisti sempre al di sopra della media ma sempre entro le righe del «Uh, mi è piaciuto, ma – alt! L’ho trovato davvero incredibile? No. E ora cosa dico ai miei amici?» prima di tutto questo, si diceva, Stephen Malkmus avviava una nuova band e mandava alle stampe uno degli album migliori del decennio. Si intitolava “Stephen Malkmus”, giusto per dare l’idea di chi comanda, e usciva dieci anni fa.

FLASHFORWARD: Questo è il suo quinto disco con i Jicks, ma il primo – udite udite – prodotto da Beck. Il mash-up totale tra due icone anni ’90? I fan si bagnano tutti.

Ma, rispetto agli episodi precedenti di Beck Produttore, “Mirror Traffic” resta a tutti gli effetti un disco di Stephen Malkmus. Assoli infiniti, superfici ruvide, melodia vocale che scodinzola dietro alla melodia della chitarra, scrittura graffiante, la voce di un tale che non si direbbe compia cinquant’anni tra cinque anni.

MA il sound è più pulito, l’intento è meglio direzionato, le potenzialità delle ballatone folk-rock (“No One Is (As I Are Be)”, brano dell’anno, infinitamente gratificante) sono chiare e vengono arricchite dal gusto per l’arrangiamento. Insomma, bravo Malkmus per il tuo solito lavoro, bravo Beck per avergli dato qualcosa in più.

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Contro

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