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Deludenti outtake esclusi da “Chemical Chord”

Gli Stereolab si sono formati esattamente 20 anni fa, nel 1990, dall’incontro tra Tim Gane e Lætitia Sader. Dallo scorso anno la band ha deciso di mettersi in standby, in attesa di capire se andare avanti o meno. Ma anziché uscire con un Best Of (che farebbe gola a qualsiasi casa discografica), la decisione è stata quella di prendere gli outtake del loro ultimo disco “Chemical Chords” e inserirli in un disco da far uscire prima di una pausa produttiva di durata ancora indefinita.

Il perché queste tracce siano rimaste escluse due anni fa è chiarito subito dall’ascolto: alcuni brani sono confusionari. Non sono brutti, per carità, ma racchiudono un mix di generi la cui disomogeneità non giova all’album. Se dovessero sciogliersi, preferiamo ricordarli coi 9 dischi pubblicati tra il 1992 e il 2008.

L’apertura, affidata a “Everybody’s Weird Except Me”, è la traccia che suona più Stereolab di tutte, forse l’unica ascoltando bene il tutto. Pop carino, voce coinvolgente e ritmica sbarazzina molto gradevole. Anche in “Supah Jaianto”, secondo brano, ci si trova davanti ad un bel pezzo pop senza fronzoli che forse sarebbe potuto anche non essere escluso dalla precedente release.

Peccato che le note positive si fermino qui. Qualcuno ci liberi dalla parte finale di “So Is Cardboard Cloud”, marcia ipnotica e ripetitiva quasi snervante. Qui premere skip è d’obbligo. Il resto scorre senza infamia e senza lode. Fosse uscito un EP con 4-5 dei brani qui contenuti, forse sarebbe stato meglio.

Pro

Contro

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