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  • Steve Earle & The Dukes: Terraplane

    New West Records / none

    Data di uscita: 17-02-2015

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È dagli anni Ottanta che Steve Earle si batte per mostrare quanto la musica country non sia un genere asettico ed estraneo alle contaminazioni, riuscendoci benissimo. Per lui la mescolanza è sempre stata motivo di orgoglio, già dal debutto “Guitar Town” del 1986, come se ci fosse dietro una lotta per i pari diritti di blues, folk, rock, country e chi più ne ha più ne metta.

Ma gli anni sono passati e ora il musicista statunitense e la sua combriccola di altrettanto bravi artisti, The Dukes, hanno preferito concentrarsi su un unico genere: il buon vecchio, grezzo blues. E “Terraplane” ne è la conferma. Non è più il momento della dimostrazione scientifica o dell’abbellimento puramente estetico, l’album uscito a febbraio 2015 ha per protagonista uno Steve Earle artigiano della musica, la cui chitarra è il fedele strumento, come il martello per Efesto.

Solo nel duetto con Eleanor Whitmore (pure lei appartenente alla scena popolare nel duo alt-country The Mastersons con il marito) “Baby’s Just as Mean as Me” il blues di Steve Earle & The Dukes è delicato e incantevole nella forma, ma per le restanti dieci tracce preparatevi a rifiniture mancanti e pezzi forti come il legno con ancora la corteccia sopra. Ciò non significa piattezza, perché tra “You’re The Best Lover That I’ve Ever Had” e “Go-Go Boots Are Back” (il brano più leggero degli undici) , fra “King Of The Blues” e “Better Off Alone” si continua a passare dalla chitarra elettrica a quella acustica, prima per suonare pezzi dalle tinte più pop e dedicarsi a momenti corali per poi tornare al solismo e all’intimismo delle liriche che diventano poesie parlate.

“Terraplane” ci fa capire come un unico genere musicale sia in grado di possedere svariate sfaccettature, anche se forse Steve Earle è stato troppo rigido e si è trattenuto un po’ a forza per evitare di produrre un altro album melting-pot. Innegabile che la band faccia bene il suo sporco mestiere.

Ad ogni modo, per fare il verso all’osannato bestseller cartaceo, “Terraplane” si potrebbe riassumere così: 50 sfumature di blues- anche perché di sesso si parla eccome, fin dall’incipit di “Baby Baby Baby (Baby)”.

 

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