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  • Steve Lukather: Everchanging Times

    Steve Lukather

    Data di uscita: 22-02-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Poker solista per la chitarra dei Toto

A dieci anni dalla pubblicazione del precedente “Luke” torna alla release “solitaria” – la quarta, per la precisione – il chitarrista e membro fondatore dei Toto. Stiamo ovviamente parlando di Steve Lukather, personaggio che non crediamo necessiti di presentazioni: molto banalmente, Luke è uno dei più grandi chitarristi viventi, ed un’autentica icona rock. Con “Ever Changing Times” il buon Steve ci offre undici nuovi brani che spaziano dal classico sound dei Toto a sonorità più robuste ed aggressive, passando per composizioni più complesse in cui rock e fusion si amalgamano alla perfezione. Ascoltando l’album l’impressione che se ne trae è quella di un disco maturo, serio ed onesto, nato più dalla voglia di tornare a scrivere e suonare che non dalla necessità di cercare l’hit-single a tutti costi, com’è peraltro lecito aspettarsi da un artista che nell’arco di trent’anni ha lasciato il proprio marchio su una tale quantità di successi che pochi al mondo possono anche solo ipotizzare di eguagliare. Lasciando parlare la musica, in apertura di album non potevamo che trovare la vigorosa title-track, a cui segue “The Letting Go”, che non avrebbe sfigurato in un qualsiasi disco dei Toto ma di cui apprezzerete soprattutto lo splendido assolo di chitarra, letteralmente da brividi. “New World” è un up-tempo dannatamente catchy, mentre “Tell Me What You Want From Me” è un pezzo estremamente subdolo, dall’incedere quasi floydiano ma che in occasione del chorus esplode in tutta la sua aggressività. Le acque tornano a calmarsi con la malinconica “I Am” e con gli echi gospel della blueseggiante “Jammin’ With Jesus”, che lasciano il passo a “Stab In The Back”, sorta di tributo agli Steely Dan di Donald Fagen e gemma indiscussa del disco: la sua presenza giustificherebbe di per sé l’acquisto di “Ever Changing Times”.
Lo spirito dei Toto torna a farsi vivo tra le note della ballata strappalacrime “Never Ending Night” e della successiva “Ice Bound”, che lasciano il passo ai ritmi decisamente più sostenuti di “How Many Zeroes”. Fino ad ora i brani strumentali hanno brillato per la loro assenza, ma la lacuna viene presto colmata con la conclusiva “The Truth”, quattro minuti scarsi di pura delizia dominati dalla chitarra senza tempo del mitico Steve.

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