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  • Steve Stevens: Memory Crash

    Steve Stevens

    Data di uscita: 01-01-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Conservatori oltranzisti

Lasciando alle stringhe di Google i dettagli sull’interminabile carriera di Steve Stevens (qui basterà ricordarlo come spalla armata di Billy Idol e Vince Neil), il suo quarto album solista suona come un documentario degli anni ’80, quando l’intera schiera dei guitar hero incedeva al seguito di Mr. Satriani. Del resto, la stessa iconografia dell’artista statunitense, tutta in pelle nera attillata e capelli cotonati, lascia trasparire una indefessa passione per lo sleazy rock, dal Vangelo secondo Mick Mars, Nikki Sixx e soci. La fedeltà alle proprie origini viene palesata ancor oggi: “Memory Crash” ripercorre le ritmiche chitarristiche frizzantemente elettroniche di “Not Of This Earth” e “Surfing With The Alien”, in cui l’incedere impellente e asmatico della chitarra tenta di coniugare istinto e ragione, tecnica e sentimento. Steve rievoca una schiera di fantasmi che, lungi ormai dall’impressionare, attendono solamente ad una funzione commemorativa. Il salto “indietro” raggiunge la massima estensione nella ottima cover “Days Of The Eagle” di Robin Trower (1975), unico brano cantato del lotto.
Altro non potrebbe chiedersi a chi ha dato il meglio di sé proprio in quegli anni. Sperare forse in un songwriting più ispirato, epurato dalle banalità e dai meri riempimenti, sarebbe stato legittimo. Ma, al di là di ciò – che segue l’inevitabile constatazione che tutto ha una fine, anche la vena compositiva – c’è la certezza che nulla suona forzato e Steve, anche questa volta, esce indenne dalla prova.

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