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Still Alice” è un ottimo film diretto a quattro mani da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish. Tratto dall’omonimo libro di Lisa Genovese, pubblicato in Italia con il titolo “Perdersi”, è stato presentato nella sezione Gala del Festival Internazionale del Film di Roma.

Alice Howland (Julianne Moore) è un’insegnate di prestigio che ama suo marito (Alec Baldwin) e i tre figli (Kristen Stewart, Kate Bosworth, Hunter Parrish), che ricambiano l’affetto. Improvvisamente scopre di avere una malattia degenerativa, che cambia la sua vita e quella dei suoi cari.

“Still Alice” comincia nel modo migliore: un primo piano della straordinaria protagonista, qui più bella e brava che mai. Ma quanti film avete visto con una sinossi simile? Famiglia felice, qualcuno si ammala, muore, poi tutto finisce in grandi pianti e banalità varie. Ma non questa volta.

Se infatti la storia è già vista, la messa in scena è decisamente riuscita. Mai una banalità, una caduta di stile, una situazione furba. Ma solo la incredibile sincerità della vita, che fa piangere ma anche ridere, amare e soffrire. Neanche chi scrive è riuscito a trattenere le lacrime, anche grazie ai molti primi piani e ad una New York, città dove è ambientato il film, mai così umana e vicina a noi. Non set ricostruiti dunque, ma tutto vero, perfino la gelateria frequentata dai protagonisti. Sembra di vedere un film europeo, se non fosse per le espressioni degli attori, che puoi vedere soltanto sui visi degli americani.

E cosa dire di Julianne Moore? Offre una prova attoriale superba, da Oscar. Merito anche della regia che è riuscita, per una volta, a fare di Kristen Stewart una brava interprete.

«Non sto soffrendo, sto lottando» dice il personaggio di Julianne Moore. Il messaggio è proprio rivolto a tutti quelli che soffrono. È un film su di loro e per loro, un invito a lottare e a non fermarsi mai.

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Contro

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