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Reunion riuscita a metà

Gli Stone Temple Pilots tornano sulle scene dopo ben nove anni dall’ultimo disco – “Shangri-La Dee Da” – con un album omonimo, che quasi nulla ha a che spartire con gli storici “Purple” e “Core”.

Certo i tempi sono cambiati, il grunge ha ormai fatto il suo tempo, la band ha attraversato momenti di crisi e riappacificazione: insomma questo è il frutto di anni di cambiamenti e vicissitudini.

Certo non mancano i potenti riff di chitarra in primo piano (“Between The Lines”), le violente scariche di adrenalina (“Take A Load Off”), la voce graffiante di Weiland, e anche qualche accenno di pop al limite del radiofonico (“Maver”).
Gioiamo per il gradito ritorno, ma per il futuro ci aspettiamo qualcosa di più.

Forse l’assenza prolungata ha arrugginito un po’ gli Stone Temple Pilots, che ci consegnano un disco, seppure piacevole e intrigante, non completamente convincente. Forse devono ancora ritrovare lo smalto e la sintonia dei vecchi tempi, magari sono ancora in fase di rodaggio, fatto sta che da loro è lecito aspettarsi di meglio.

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Contro

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